Frosinone: rifugiati ospitati nel monastero

Frosinone – Sono originari di Bangladesh, Pakistan, Camerun e Somalia, ma vivevano e lavoravano in Libia, da dove sono stati costretti a fuggire a causa della guerra in corso. Sono i quaranta profughi ospitati ormai da due mesi ad Arpino, nel Frusinate, presso il monastero di San Lorenzo dei Missionari Identes, Istituto religioso fondato da Fernando Rielo Pardal nel 1959 e presente nella cittadina laziale dal 1984, che nel proprio carisma contempla, accanto all’impegno per l’evangelizzazione, l’edificazione di un nuovo umanesimo radicato sulla dignità della persona. L’accoglienza del gruppo ad Arpino rientra nel piano per l’emergenza umanitaria per i cittadini nordafricani predisposto dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Commissario Delegato che fa capo allo stesso Dipartimento ha sottoscritto una convenzione di collaborazione per l’attuazione di un sistema di servizi per la prima accoglienza dei profughi con la “Fondazione Idente di Studi e di Ricerca” dei Missionari che, aprendo le porte del monastero ai rifugiati, rispolverano così l’antica vocazione di accoglienza propria della tradizione monastica cristiana.

 
La gestione dei servizi per i profughi, che mira alla loro positiva integrazione nel tessuto sociale italiano e alla scansione serena e qualificata delle loro giornate e delle relazioni reciproche, è curata da una équipe di assistenti sociali, mediatori culturali e psicologi della cooperativa romana “Sinergasia”, cui si affianca il lavoro degli stessi Missionari Identes e di volontari della comunità cristiana e civile del territorio che si stanno rendendo disponibili per lezioni giornaliere di lingua italiana, incontri di cultura generale, attività di laboratorio e di animazione. Già in queste prime settimane si è registrata una positiva risposta del gruppo di rifugiati, che dimostra serio impegno verso il programma di apprendimento culturale e di inserimento sociale. Alcuni di loro stanno personalmente offrendo la propria competenza nell’uso del computer, guidando altri meno esperti nei laboratori di informatica. Oltre a fornire la dovuta assistenza nel disbrigo delle pratiche per il permesso di soggiorno, i responsabili del progetto di accoglienza si occupano del sostegno psicologico ai profughi, che, dopo aver in passato affrontato le fatiche del trasferimento in Libia, hanno ora vissuto il trauma della guerra e del forzato distacco da famiglie e lavoro. L’esperienza di Arpino, seguita con attenzione anche dalle istituzioni locali, rappresenta una preziosa opportunità di dialogo interculturale ed interreligioso, come dimostra la recente iniziativa dell’Ateneo, nome dato dai Missionari Identes ad un incontro culturale in cui ciascuno esprime la propria identità attraverso l’espressione artistica. In tale occasione, alla presenza di una rappresentanza della popolazione locale, gli stessi stranieri si sono resi protagonisti di esibizioni artistiche che hanno permesso di conoscere qualcosa in più sui loro Paesi, le loro tradizioni e la propria cultura di origine. (A. Cinelli – Avvenire)