Trieste – Domenica 14 gennaio abbiamo celebrato nella parrocchia di Santa Caterina la “Festa dei popoli” in occasione della “Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato”. E’ ormai il quarto anno che la diocesi di Trieste vive con una celebrazione particolare presieduta dal Vescovo questo appuntamento molto importante.
E’ stata una messa molto partecipata: quasi 150 persone, nonostante l’orario particolare, hanno portato in quella chiesa il loro entusiasmo, la loro passione per Gesù celebrato nelle lingue e nelle culture più diverse. C’erano bandiere dell’Africa, dell’Asia (Filippine…), di alcuni stati europei (Ucraina, Croazia, Polonia…) e i testi della messa (letture, preghiere dei fedeli, canti…) ci hanno fatto gustare la bellezza della “varietà delle lingue” che ci ricorda proprio il dono dello Spirito Santo nella Pentecoste.
Il nostro Vescovo ha fatto riflettere tutti i presenti sui quattro verbi che il Papa nel suo messaggio per questa giornata ha proposto a tutta la Chiesa: “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”: il tema delle migrazioni esige un cuore capace di fare discernimento, perché ciascuno abbia dignità, perché “integrazione” non sia una parola vuota o retorica. Mons. Giampaolo Crepaldi ha sottolineato in particolare l’importanza della formazione e dello studio per tutti coloro che vengono accolti, perché possano imparare la ricchezza della cultura del paese di un cui vengono ospitati e possano essere davvero costruiti ponti di un arricchimento reciproco e “alla pari”.
La celebrazione è stata molto partecipata, erano presenti una decina di nostri sacerdoti appartenenti alle varie etnie diverse (tra cui padre Rosario di San Giuseppe) e una rappresentanza dei seminaristi di Padre Mario Michalik, della parrocchia di San Pasquale Baylon, vera anima della giornata. Ci hanno aiutato a pregare soprattutto i canti cantati in diverse lingue del mondo: è bello per una volta pregare con parole che magari non si conoscono, ma che dicono tutte la lode di Dio e la celebrazione della Vita.
Dopo la messa c’è stato un significativo momento di ritrovo nel Salone dell’Oratorio. Non solo la possibilità di un piccolo rinfresco, ma soprattutto l’occasione di stare insieme tra culture diverse per conoscersi sempre di più. Ogni gruppo etnico, ogni nazione rappresentata ha potuto presentarsi agli altri con un canto, con alcune immagini o video… nella massima libertà. Il risultato è stata la gioia di passare un po’ di tempo insieme e arricchirsi gli uni gli altri nella serenità e nella fraternità.
Davvero un mondo nuovo è possibile, un mondo in cui non ci sia la paura dell’altro, ma il rispetto e la stima reciproci: questo abbiamo sperimentato nel pomeriggio che abbiamo vissuto. A risate e applausi si sono alternati anche i momenti di riflessione toccanti, quando abbiamo ascoltato anche i racconti di cristiani perseguitati in Egitto, oppure abbiamo visto come si celebrano alcune parti della messa nella cultura africana.


