8 Aprile 2026 – L’8 aprile di ogni anno si celebra la Giornata internazionale dei rom, sinti e caminanti, istituita per ricordare la data (8 aprile 1971) del primo Congresso Internazionale delle popolazioni rom, tenutosi a Londra. In Europa, parliamo di una comunità stimata in circa 12 milioni di persone, di cui circa 170 mila in Italia.
«Mai come oggi bisogna far memoria e ricordare – spiega don Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes -; è importante fermarsi un attimo, anche interrompendo tante situazioni quotidiane, per capire e per fare qualcosa di concreto per i popoli rom, sinti e caminanti. Vogliamo fermarci con loro, stare con loro, capire le situazioni che vivono e parlarne. Sono persone che non sono riconosciute in nessun Paese, a cui talvolta vengono negati dei diritti fondamentali, che spesso nelle nostre città sono ridotti a situazioni di emarginazione e ghettizzazione».
Ma quali sono le priorità? «Innanzitutto, – continua mons. Felicolo – migliorare la qualità della vita. Se penso all’Europa, vedo ad esempio in Spagna un’integrazione molto più avanzata; se, invece, guardo all’Italia, troviamo situazioni a macchia di leopardo. In alcune grandi città si sta lavorando al superamento della logica dei campi. Ma laddove si vive ancora nei campi, la precarietà della vita quotidiana è la prima realtà da superare, insieme a quella dei documenti e della scuola: i campi sono spesso fuori dai luoghi abitati, lontano dalle scuole, dall’ospedale, dalle poste o da una farmacia; tutte cose che per noi scontate.
Il nostro compito, ecclesiale e civile, è accompagnare queste persone a uscire dalla marginalità, aiutarle a integrarsi dove vivono e, anche quando possono accedere ad abitazioni più decorose, non lasciarle sole, camminare insieme a loro nelle nuove modalità di vita. A Napoli, per esempio, si sta lavorando molto bene in questo senso, a partire dagli oltre 100 bambini scolarizzati con tutto ciò che questo porta con sé: riconoscimento, incontro tra famiglie, scambio».


