Ddl immigrazione, N’Kombo: “La bozza di un esercizio di forza”

11 Marzo 2026 – Lo scorso 11 febbraio, il Consiglio dei ministri ha approvato, con la previsione della richiesta alle Camere di sollecita calendarizzazione nel rispetto dei regolamenti dei due rami del Parlamento, un disegno di legge che introduce disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché disposizioni per l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo del 14 maggio 2024. Abbiamo già pubblicato una sintesi dei contenuti del cosiddetto “ddl immigrazione” nonché dato conto dei primi commenti a caldo del presidente della Fondazione Migrantes, S.E. mons. Gian Carlo Perego. Abbiamo chiesto un commento sulla bozza del testo anche a Stefania N’Kombo José Teresa, nata a Narni da genitori angolani e attivista antirazzista di Lunaria APS e “QuestaèRoma”, che ha tra l’altro contribuito all’edizione 2024 del “Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes”

Sebbene il testo definitivo non sia ancora disponibile, la linea del governo sull’immigrazione è già chiara. L’11 febbraio il Consiglio dei ministri ha esaminato una bozza di Disegno di legge che conferma un approccio emergenziale e securitario, con possibili ricadute sui diritti delle persone migranti.

I numerosi interventi già adottati dalla maggioranza mostrano una centralità politica del tema che appare più orientata al consenso che a una gestione strutturale dei flussi. Pur trattandosi di una versione suscettibile di modifiche, conta soprattutto l’impostazione generale del provvedimento.

Ricorrono elementi già noti: la disciplina della detenzione amministrativa – definita come privazione della libertà personale anche alla luce di una recente pronuncia della Corte costituzionale -; l’obiettivo di fermare gli arrivi – con la trasformazione del blocco navale da slogan a norma -, oltre a nuove restrizioni in materia di minori, status di rifugiato e protezione sussidiaria.

Tuttavia cambia il quadro politico: nell’ultimo anno, infatti, il Governo si è fortemente scontrato con la magistratura in materia di immigrazione – basta pensare alle non convalide di trattenimento per le persone migranti deportate in Albania –  e da tempo sta scavalcando il Parlamento nella produzione legislativa. Questa bozza di Ddl conferma una volontà accentratrice dell’esecutivo e mostra come la compressione dei diritti delle persone migranti sia direttamente proporzionale alla più ampia contrazione dei diritti nel nostro sistema democratico.

Dall’implementazione del Patto Europeo alla decisione di interdire l’attraversamento via mare dei confini territoriali, passando per la gestione dei rimpatri per i minorenni – demandata nella bozza al prefetto con approvazione del Tribunale dei Minori – si assiste a una progressiva concentrazione di poteri in capo al Governo, in particolare al ministero dell’Interno.

Questa bozza si colloca in continuità con una storia di criminalizzazione delle persone che migrano e di chi presta loro soccorso, di depotenziamento delle misure d’accoglienza e inserimento sociale, e rafforzamento del sistema di detenzione e rimpatrio. Ciò che desta una certa preoccupazione è che sul terreno dell’immigrazione si sperimenti un indebolimento del sistema democratico basato sull’equilibrio dei poteri dello Stato. Questo dovrebbe essere percepito come una questione di interesse generale, non solo di chi si occupa di migrazioni.

Il “razzismo istituzionale” che si esplica nelle politiche migratorie non è fine a sé stesso, ma inquadrato in una redistribuzione di potere a livello istituzionale, oggi quantomeno sbilanciata.

Alla luce di questa bozza, le politiche migratorie sembrano configurarsi come uno dei principali laboratori politici in cui assistiamo a un esercizio di forza da parte dell’esecutivo. La società civile si sta muovendo in tal senso, sperando che la bozza circolata non diventi definitiva o che non peggiori.

Resta però un punto essenziale: parlare di libertà di movimento, di accoglienza e di un sincero antirazzismo, oggi più che mai, non è più una questione umanitaria. E’ una questione di democrazia. (Stefania N’Kombo José Teresa)

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