Febbraio 2016-2026: 10 anni di corridoi umanitari, la via sicura e legale che ha salvato migliaia di vite

27 Febbraio 2026 – Era il 29 febbraio del 2016. Al terminal 5 di Fiumicino arrivarono dal Libano 97 profughi, per lo più famiglie di siriani che fuggivano dalla guerra in corso e che non avrebbero avuto modo di raggiungere l’Europa se non con i viaggi della disperazione nel mare Mediterraneo, come molti altri loro compagni.

Fu l’inizio di una storia felice, quella dei corridoi umanitari organizzati dalla società civile in accordo con lo Stato italiano, primo paese in Europa ad renderli possibili, ma poi anche con Francia, Belgio e Andorra.

La Comunità di Sant’Egidio, la Tavola Valdese e la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia avevano sottoscritto nel dicembre 2015 il primo protocollo con i ministeri degli Esteri e dell’Interno che prevedeva il rilascio di visti umanitari a rifugiati considerati “vulnerabili” e in fuga dalle guerre. Tutto a carico delle organizzazioni promotrici che si sarebbero occupate di trovare gli alloggi e avrebbero favorito l’integrazione con l’apprendimento della lingua, l’iscrizione dei figli a scuola e l’avviamento al mondo del lavoro.

Una via sicura e praticabile mentre continuano i drammatici viaggi nel deserto e nel Mediterraneo, con migliaia di morti, di cui quasi nessuno più parla, vergogna per l’Europa e ferita per l’Africa e gli altri continenti di provenienza.

Un modello vincente – a cui, nel 2019, è stato attribuito anche il premio Nansen per i rifugiati – che successivamente è stato replicato da Sant’Egidio anche con altre associazioni e realtà ecclesiali e in altri paesi europei arrivando ad accogliere 7462 persone in Italia e 1130 in Europa. Tra le nazionalità accolte, oltre ai siriani, ci sono afgani, eritrei, sudanesi, somali, yemeniti e, da ultimo, palestinesi di Gaza. (fonte: Comunità di Sant’Egidio)

Corridoi umanitari
(fonte: santegidio.org)

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