A 10 anni dalla Messa di papa Francesco al confine tra Messico e Stati Uniti

18 Febbraio 2026 – “Qui a Ciudad Juárez, come in altre zone di frontiera, si concentrano migliaia di migranti dell’America Centrale e di altri Paesi, senza dimenticare tanti messicani che pure cercano di passare ‘dall’altra parte’. Un passaggio, un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del traffico umano, della tratta di persone”.

Dieci anni fa papa Francesco celebrava la Messa a Ciudad Juàrez, al confine tra Messico e Stati Uniti. In quella “città duramente piagata dalla violenza dei narcos e dai traffici di persone – scrive Fausto Gasparroni, allora vaticanista dell’agenzia Ansa – il Pontefice mise l’accento sulla tragedia delle masse di migranti ‘latinos’ che premono alla frontiera Usa: una frontiera da tempo sbarrata da una rete metallica, uno dei ‘muri’ del mondo attuale, simbolo di divisione e di esclusione.

È questo che il Papa volle sottolineare col suo gesto altamente emblematico sulle rive del Rio Grande: arrivando in ‘papamobile’ nell’area fieristica dove poi avrebbe celebrato la messa, ultimo atto del suo intenso viaggio in Messico (12-18 febbraio 2016), il Papa sostò proprio davanti alla rete posta al confine, parlò alle persone sull’altro lato, nel territorio della texana El Paso, benedisse e mostrò vicinanza alla sorte di migranti che, anche una volta riusciti a superare l’agognata frontiera, vivevano in situazioni di povertà e precarietà”.