22 Novembre 2021 – Roma – Casa, lavoro, accesso al welfare, rapporto con le istituzioni: questi i nodi principali che di fatto impediscono l’inclusione delle persone con background migratorio e si traducono nella mancata garanzia dei diritti. Ad affermarlo è “Mappature del reale per un futuro da creare”, il piano dal basso per l’accoglienza e l’inclusione redatto dal Forum per cambiare l’ordine delle cose insieme a numerose realtà – tra le altre, Refugees Welcome, Grei250, Fondazione Migrantes, Rete EuropAsilo. Un documento di sintesi del percorso portato avanti dal Forum tramite l’ascolto e il confronto con diverse associazioni, gruppi e collettivi che nei territori realizzano esperienze concrete, spesso tamponando le lacune istituzionali. Il risultato di questo percorso è una mappatura dei nodi più critici del sistema di accoglienza ufficiale e dei percorsi di inclusione presenti – o che dovrebbero esserci. Il confronto con chi sul campo realizza ogni giorno il cambiamento ha permesso di avere uno sguardo esperienziale sui territori e sulle dinamiche che vi si instaurano, consentendo di far emergere dapprima esigenze specifiche delle diverse aree, per poi convergere su criticità comuni a tutto il territorio nazionale. Su queste il Forum per cambiare l’ordine delle cose e le realtà che hanno collaborato al percorso sollecitano l’attenzione e l’intervento del governo che, in base al decreto legislativo 18/14 e a partire dall’art 5 del DL 130/2020 convertito in legge n.173 lo scorso dicembre, deve elaborare il ‘Piano di sostegno all’integrazione’.
Ad oggi i lavori in tal senso “non sono noti. Eppure le urgenze non mancano”, sottolineano i promotori. Oltre a dare voce alle esperienze sul campo, il documento fa emergere quella dei soggetti per cui, ufficialmente, il sistema di accoglienza e i percorsi di inclusione dovrebbero lavorare: le diaspore, i soggetti con background migratorio. Il loro protagonismo è ancora incredibilmente assente in ogni passaggio, dall’analisi dei bisogni all’implementazione delle politiche, fino ad arrivare alla fase valutativa: un atteggiamento da sostituire quanto prima con un attivo ascolto delle necessità, dei punti di vista, delle esperienze di chi è già cittadino/a del Paese, ma stenta a essere riconosciuto come tale dalle istituzioni.


