Naufragio in Libia: almeno 35 morti

Roma – Mentre l’Europa litiga sui porti e sui salvataggi, i migranti continuano a morire. Almeno 35 persone hanno perso la vita nell’ultimo naufragio registrato al largo delle coste libiche. Fra loro ci sono anche sette bambini. Sette piccoli innocenti che hanno avuto solo la sfortuna di nascere in un Paese in guerra o semplicemente più povero. La notizia della tragedia in mare è stata data dall’emittente libica al-Arabiya, confermata poi dalla guardia costiera libica. Il naufragio sarebbe avvenuto a sei miglia nautiche a nord ovest di Gasr Garabulli, quindi in acque libiche. Secondo la stessa fonte 85 migranti, fra cui 18 donne, sono stati salvati da una decina di pescherecci che erano nella zona e che hanno poi allertato i militari. I migranti scampati alla morte che erano a bordo di un gommone completamente sgonfiato provengono da Nigeria, Senegal, Camerun, Costa d’Avorio e Ghana. Ayoub Ghasem, portavoce della Marina libica, ha confermato che nel naufragio vi sono “fra i 35 e i 38 dispersi” tra i quali figurano sette bambini e alcune donne. Sul gommone, ha ribadito, c’erano in tutto un centinaio di persone, 80 delle quali sono state tratte in salvo dalla Guardia Costiera libica. “Chi si è salvato soffre per le gravi scottature causate dal sole e dell’acqua salata, mista al gasolio dell’imbarcazione affondata – ha detto Ghasem –. Sono stati ricoverati in ospedale per le cure del caso”. Intanto è ancora polemica sulle Ong. La riunione fra la Guardia costiera italiana e le organizzazioni non governative che salvano migranti nel Mediterraneo, inizialmente convocata per giovedì, è stata annullata. Ufficialmente “per motivi organizzativi”, ma è probabile che il rinvio “a data da stabilire” sia legato alle scelte di carattere politico che l’Italia si appresta a fare nei prossimi giorni per arginare il flusso ininterrotto di migranti nel nostro Paese. La riunione Guardia Costiera-Ong si svolge annualmente per parlare delle regole in corso riguardo al soccorso dei migranti. Il 13 luglio, secondo indiscrezioni più volte circolate in questi giorni, era prevista la presentazione di un nuovo ‘codice di condotta’ delle navi delle Ong sia riguardo alla loro dislocazione nel Mediterraneo centrale, sia alle procedure da adottare una volta presi a bordo i migranti. “Se questo Codice di condotta fosse attuato, ci sarebbero meno navi disponibili nell’area di ricerca e soccorso e questo potrebbe condannare le persone in pericolo nel Mediterraneo ad una morte certa” commenta Medici senza frontiere, che era stata inizialmente convocata per la riunione con la Guardia costiera. “Dall’inizio delle nostre operazioni di ricerca e soccorso – spiega l’organizzazione medico-umanitaria – abbiamo seguito rigorosamente tutte le leggi internazionali, nazionali e marittime applicabili nel Mar Mediterraneo così come il nostro codice di condotta, la Carta dei Principi di Msf, basata sull’etica medica e sui principi umanitari”. “Piuttosto che concentrarsi su un codice di condotta delle Ong – conclude Msf – gli Stati europei dovrebbero pensare alla propria condotta in mare e usare la loro capacità politica per sviluppare un sistema proattivo di ricerca e soccorso e fornire alternative a queste letali traversate del mare che sono costate più di duemila vite solo quest’anno”. (D.Fas. – Avvenire)