Roma – La comunità srilankese in Italia, circa 110mila persone, seguirà con molta attenzione la visita di Papa Francesco iniziata ieri. Una visita attesa sia in patria che tra gli emigrati. “Sarà un momento bello e intenso”, dice il coordinatore Migrantes per la pastorale con i cattolici srilankesi in Italia, monsignor Joe Neville Perera, in questi giorni nel suo Paese per l’occasione. Una visita che rende la comunità che vive in Italia “felice” di questo evento sia perché «porta all’attenzione dell’opinione pubblica questo Paese piccolo, ma ricco di tradizioni e cultura» e sia perché «c’è sempre più bisogno di parole vere e confortanti come quelle che certamente pronuncerà il Santo Padre nei due giorni di visita». «Noi – aggiunge Perera – in Italia ci siamo molto preparati a questa visita con momenti di preghiera e di ringraziamento». Il Papa «certamente non farà mancare il sostegno a questo popolo dove uomini e donne di diverse culture vivono insieme». «Una comunità, quella srilankese che vive in Italia – spiega mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes – che dal punto di vista religioso è costituita in prevalenza da cattolici: lo sono tre su quattro. Ad accompagnare nel cammino di fede i srilankesi, cingalesi e tamil, la Chiesa italiana ha favorito la nascita di 66 centri pastorali dal Nord al Sud Italia, da Milano a Palermo, con 18 cappellani a tempo pieno e altri 20 collaboratori domenicali, per lo più studenti nelle Università pontificie. Una comunità viva, legata a tradizioni religiose, ma aperta anche a nuove forme di evangelizzazione e attenta al dialogo interreligioso». La sede centrale della cappellania è a Roma, presso la chiesa di Santa Maria dei Pellegrini e Sant’Aristide all’Infernetto nella zona Sud della Capitale, dove qualche anno fa durante l’alluvione morì un cittadino srilankese. Gli srilankesi sono presenti nel nostro Paese sin dai primi anni Settanta del Novecento. Si tratta di una delle collettività straniere con elevata anzianità migratoria in Italia. Arrivarono, infatti, chiamati come lavoratori domestici presso i servizi consolari e diplomatici o presso la Fao. Nel corso degli anni ’90 il flusso cresce numericamente, anche per gli effetti della crisi economica e sociale che ha attraversato il Paese asiatico. Gli srilankesi sono impegnati principalmente come badanti e domestici, ma anche nel commercio, nella fabbriche e nell’agricoltura. A Roma e nelle principali città turistiche molto ricca è la presenza di venditori ambulanti e di gestori di negozi di souvenir. «È una comunità – spiega ancora monsignor Perera – che ama la famiglia; la maggior parte sono nuclei familiari, oramai stanziati con una seconda generazione riscontrabile soprattutto nelle aule scolastiche». L’area di maggiore concentrazione è il Nord Italia, anche se la distribuzione territoriale risulta omogenea in tutto il Paese. Milano, Verona, Brescia, Modena, Napoli, ma anche Messina, Siracusa, Catania e Palermo solo per citare alcune città dove sono presenti. A Palermo, per fare un esempio, vivono oltre cinquemila srilankesi, il 90% di etnia tamil, ci dice il vice direttore della Migrantes diocesana, padre Sergio Natoli. Di questi circa quattromila sono cattolici. Il resto sono induisti, buddhisti e cristiani di altre denominazioni. «La visita del Papa – dice Rashid, un cittadino srilankese che vive a Palermo da diversi anni – è attesa da tutta la gente, buddhisti e cattolici, perché papa Francesco è un uomo di pace. C’è un grande fermento in tutti, perché tutti vogliono vederlo». «Spero che il Papa – aggiunge Jacob, un giovane tamil di seconda generazione – portando il messaggio di Dio, contribuisca a far migliorare la situazione nel mio Paese, specialmente che ci sia una pace duratura. Mi auguro anche che la gente, ed in particolare i governanti, lo ascoltino e cerchino di impegnarsi nella realizzazione di una pace vera per avere una vita serena». Il viaggio – è l’auspicio di un altro giovane, Joseph – aiuti i politici locali «a fare un cambiamento per una pacifica convivenza con le minoranze». Un viaggio, sottolineano in molti tra i srilankesi che vivono nel nostro Paese, che rappresenta «una grazia particolare per tutti perché è la prima volta che il vescovo di Roma proclama oggi un santo locale, il missionario Giuseppe Vaz, (il primo santo dello Sri Lanka, proclamato beato esattamente 20 anni fa da Giovanni Paolo II nello stesso luogo) e va al Santuario mariano di Madhu, un santuario a noi molto caro». (Raffaele Iaria – Avvenire)


