Italiani in Crimea: 300 persone preoccupate dalla situazione che si sta vivendo

Roma – La comunità italiana in Crimea in questi giorni è molto preoccupata della situazione che si sta vivendo. Sono circa 300. Giulia Giacchetti Boico è il presidente dell’Associazione Italiana C.E.R.K.I.O. (Comunità degli Emigrati in Regione di Krimea – Italiani di Origine), instancabile animatrice di tante iniziative dedicate alla propria comunità, ha dedicato gran parte della sua vita all’associazione e alla raccolta di materiale sulla storia degli italiani in Crimea. La comunità si è organizzata notevolmente negli anni, nonostante la carenza di fondi adeguati. La chiesa di Kerch, costruita dai nostri connazionali nella prima metà dell’Ottocento – scrive Stefano Pelaggi nel Rapporto Italiani nel Mondo 2013 della Fondazione Migrantes – è stata riaperta al culto nel 1994 e la comunità la sta restaurando a proprie spese. I corsi di lingua italiana e le celebrazioni comunitarie delle principali festività civili e religiose vengono ospitate nei locali dell’Associazione. Tante sono le iniziative che stanno producendo dei risultati concreti: la riapertura del Comitato della Dante Alighieri di Kerch; l’istituzione di borse di studio per i giovani discendenti italiani presso l’Università per Stranieri di Perugia; diverse iniziative culturali e di scambi tra giovani organizzate da Massimo Mariotti, delegato del Comitato Tricolore del Veneto; l’azione dei Lions di Napoli, del Club Camaldoli e dei Lions dell’Italia centrale che ha sostenuto economicamente il soggiorno studio di molti ragazzi in Italia, la diffusione del documentario di Tito Altomare sino alla continua azione di sensibilizzazione con conferenze, mostre e dibattiti dell’Associazione Regionale dei Pugliesi di Milano e dell’Associazione L’Uomo Libero.
A Kerch a guidare la parrocchia cattolica è un sacerdote di origini polacche che domenica scorsa ha compiuto 88 anni. “È un parroco coraggioso – dice Giulia Giacchetti al Sir – testimone di un cristianesimo autenticamente vissuto, una persona eccezionale. Non ci siamo mai pentiti che il Papa non ci abbia mandato un prete italiano. Padre Casimiro è un dono del cielo”. La chiesa di Kerch è povera. È specchio della multiculturalità che caratterizza oggi la Crimea, una terra dove da anni convivono ben 100 etnie diverse. “Padre Casimiro fa recitare quasi sempre il Padre Nostro nelle lingue di tutte le minoranze – conferma Giulia – e quindi oltre che in russo anche in italiano, in polacco. E per noi è sempre un momento molto forte di unità spirituale”. Anche domenica scorsa a Kerch, si è recitato il Padre Nostro in lingua italiana.