“In esodo per la pace”: il contributo della Famiglia Scalabriniana in cammino con i migranti e i rifugiati

Stoccarda – Di fronte alla complessità dell’attuale evoluzione geopolitica mondiale, che genera anche destabilizzazione e sanguinosi conflitti – come si osserva in Medio Oriente – o il dramma delle migrazioni forzate, e di fronte alla rapida trasformazione dei contesti quotidiani di vita sociale, culturale ed ecclesiale, emerge in tanti cristiani, delle più diverse nazionalità, l’esigenza di incontrarsi per cercare insieme chiavi di interpretazione alla luce della Parola di Dio e di vivere esperienze concrete di comunione. Oltre 250 giovani, adulti e famiglie con bambini, originari di 33 differenti paesi, hanno partecipato alla Scalabrini-Fest dei Frutti 2013 al Centro di Spiritualità di Stoccarda dei Missionari Scalabriniani, svoltasi dal 4 al 6 ottobre 2013 in collaborazione con le Missionarie Secolari Scalabriniane. P. Beniamino Rossi, missionario scalabriniano, Presidente dell’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, ha guidato il Forum di riflessione dal titolo: “In esodo per la pace… alla quale siamo stati chiamati in un solo corpo (cfr. Col 3,15)”, che è proseguito poi nei gruppi di scambio con i partecipanti. P. Rossi, riferendosi alle chiavi interpretative del noto sociologo Zygmunt Bauman e alla “spiritualità dell’esodo” che accompagna l’impegno missionario della Famiglia Scalabriniana tra i migranti e i rifugiati nei vari continenti, ha indicato alcune vie percorribili per fare spazio e contribuire ad un futuro di pace. La globalizzazione, l’odierna “società liquida” hanno fatto del mondo un villaggio globale e hanno globalizzato i villaggi locali. In Europa, come in altri continenti, il tessuto sociale è sempre più caratterizzato, anche a motivo delle migrazioni, dal “meticciamento” di lingue, culture e religioni differenti. Ciò provoca la necessità di un grandissimo esodo culturale e spirituale che comporta uno spostamento radicale di prospettive: da una cultura nazionalistica alla mondialità, dal culto dell’identità locale alla cultura dell’accoglienza e dell’alterità, dal mito dello scontro di civiltà all’incontro delle culture, da una visione espansionistica delle religioni ad una visione dialogica dei rapporti tra le religioni. Il nuovo nome della pace è oggi la convivenza, il dialogo empatico, l’accoglienza che accetta il “meticciamento”. L’esodo è possibile alla sequela di Gesù, che ci ha rivelato il vero volto di Dio, Padre-Madre d’amore, che per primo si mette in cammino verso l’umanità e la cui essenza profonda è la misericordia nei confronti di ogni essere umano, senza esclusioni. Tale sequela si realizza per ciascuno in passi di esodo quotidiani verso gli altri nell’adesione e obbedienza alla chiamata unica e personale di Dio all’amore nelle diverse forme di vita cristiana, com’è stato sottolineato dai gruppi di scambio e durante la Celebrazione Eucaristica. In questo momento culminante della Scalabrini-Fest ha avuto luogo la professione dei voti di povertà, castità e obbedienza, da parte di una nuova missionaria secolare scalabriniana, Regina Maria Rosales Medina, messicana. La S. Messa è stata presieduta dai missionari scalabriniani p. Gabriele Bortolamai, direttore del Centro di Spiritualità di Stoccarda, e da p. Tobias Kessler, responsabile del settore migrazioni dell’Institut für Weltkirche und Mission presso l’Università Sankt Georgen di Francoforte. (Luisa Deponti)