Milano – Cittadinanza italiana negata per legge a chi ha la sindrome di down. Il sito StranieriinItalia.it ha sollevato il caso di un 18enne disabile di origine albanese, nato in Italia e figlio di immigrati regolari residenti nel Belpaese da molti anni, oggetto di una discriminazione contenuta nella legge sulla cittadinanza del 1992. La quale considera chi ha una disabilità mentale incapace di intendere e di volere e, dunque, di chiedere in modo consapevole di diventare cittadino italiano. Così il giovane ha chiesto di diventare italiano, come tutti i suoi coetanei delle seconde generazioni, ma la sua domanda è stata respinta dalla questura. Il nodo sta nell’impossibilità di prestare giuramento di fedeltà alla Costituzione.
“Lo scoglio – conferma Gaetano De Luca, legale di Ledha, la lega per i diritti dei disabili – sta proprio nel fatto che il giuramento è un atto personalissimo e dunque nessuno, ad esempio il genitore o un amministratore di sostegno può pronunciarlo per conto di un figlio o di un tutelato”. Non è l’unico caso. De Luca e la Ledha stanno seguendo un caso simile al Tar del Lazio, che dovrebbe pronunciarsi a breve e potrebbe fare giurisprudenza. La Ledha sostiene che la questione si può superare applicando la Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità, ratificata dal nostro Paese con la legge 18 del 2009, che obbliga gli Stati firmatari a riconoscere alle persone disabili la libertà di movimento, il diritto di scegliere la propria residenza e quello di cambiare cittadinanza. E soprattutto ha un approccio diverso e privilegia il benessere della persona che soffre fin dalla nascita rispetto alle rigidità della legge sulla cittadinanza. Dato che la prossima legislatura potrebbe finalmente vedere la riforma della legge sulla cittadinanza, sarebbe opportuno inserirvi un articolo che dispensa il disabile psichico dal giuramento a Tricolore e Costituzione. In certi casi, si è italiani lo stesso. (P. Lam.- Avvenire)


