Roma – La chiusura, entro cinque anni, degli otto “villaggi attrezzati” dove oggi sono costretti a vivere circa 2.500-3.000 rom e sinti di Roma e il riconoscimento del diritto all’alloggio adeguato; il coinvolgimento delle singole famiglie per decidere insieme il percorso d’inclusione sociale; la regolarizzazione degli “apolidi di fatto”, ossia bambini e adulti rom che non hanno mai avuto documenti; una “cabina di regia” o comitato scientifico totalmente indipendente dai partiti. Queste sono alcune delle principali richieste, in vista delle elezioni comunali, contenute nell’“Agenda Rom e Sinti”, presentata a Roma dall’Associazione 21 luglio. Il documento – riferisce l’agenzia Sir – è stato elaborato da esperti e sottoscritto da 40 intellettuali romani per garantirne la neutralità, dalla Federazione “Rom e Sinti Insieme” e dalla Federazione Romanì (che rappresentano 44 associazioni rom e sinte) e illustra, in sei punti, gli impegni richiesti ai candidati sindaci al Comune di Roma e alle forze politiche. Negli ultimi 20 anni la cosiddetta “questione nomadi” è stata affrontata “con approcci di natura emergenziale e continui sgomberi, continuamente contestati dalle organizzazioni della società civile, comprese le realtà d’ ispirazione cattolica”. La chiusura dei campi è stata richiesta da tempo dagli organismi internazionali e dalle autorità europee.


