Roma – Passare da clerici vagantes a clerici votantes non è un passo così breve. Ma qualcosa si muove per i 25mila studenti Erasmus italiani impossibilitati a votare perché temporaneamente fuori dai propri confini (e quindi non iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, Aire). Ieri la Commissione europea è intervenuta a perorarne la causa, dicendo – per bocca del portavoce della commissaria all’Istruzione Androulla Vassilou – che l’Ue «sostiene fortemente gli sforzi dell’Italia per assicurare» che questi studenti «non siano discriminati nell’esercizio del voto». Proprio oggi il governo italiano discuterà della possibilità di varare un decreto legge ad hoc. E deve sbrogliare questioni tecniche che investono la costituzionalità del decreto e i tempi per convertirlo in legge. Il primo profilo riguarda la possibilità che sia assicurata l’opportunità di votare a tutti i connazionali che si trovano all’estero, non solo agli studenti. E in particolare non solo agli erasmus, ma ai circa 46mila studenti all’estero. Si potrebbe dunque allargare la platea prevista da un decreto del 31 dicembre 2012, che stabilisce le categorie degli italiani temporaneamente residenti all’estero che possono accedere al voto per posta: appartenenti alle forze armate e di polizia in missioni internazionali; dipendenti di amministrazioni dello Stato fuori per servizio, professori e ricercatori universitari. In vista del consiglio dei ministri – assicura il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata – Farnesina e Viminale stanno lavorando congiuntamente per «valutare ogni possibile intervento» che risponda alle richieste «di esercitare il diritto di voto per corrispondenza», ha detto ieri. «Qualsiasi soluzione dovrà naturalmente tener conto dell’esigenza di assicurare parità di trattamento tra tutte le categorie di ‘temporanei’ egualmente interessate», ha aggiunto Terzi. Anche il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo – in visita ad Auschwitz – ha detto che si adopererà perché gli studenti votino. «Sono stato uno dei primi a essere favorevole. Mi auguro che ci siano le modalità tecniche per poterlo fare», ha aggiunto. Intanto Dennis Abbott, portavoce della Vassilou, ricorda che «gli studenti all’estero non dovrebbero essere svantaggiati», riconoscendo però che «le leggi elettorali sono di competenza nazionale». In un briefing con i giornalisti a Bruxelles, Mina Andreeva, portavoce della commissaria alla Giustizia Viviane Reding, precisava ulteriormente che, secondo i Trattati, i cittadini europei «hanno diritto di votare nelle elezioni locali, non in quelle nazionali». Con gli studenti si schierano sigle dell’associazionismo giovanile della Penisola e la po-litica, da destra a sinistra. Infine, l’Alitalia sta preparando per loro tariffe agevolate sui voli europei del 24-25 febbraio. Perché non farli votare – direbbe lo stesso Erasmo, che pure ne ha scritto l’elogio – sarebbe una follia. (G. Santamaria – Avvenire)


