Usa: Settimana nazionale sulla migrazione dal 6 al 12 gennaio

Washington –  Promuovere la responsabilità e l’impegno dei cattolici nel costruire comunità solidali e inclusive: è l’intento che caratterizza la Settimana nazionale sulla migrazione che verrà celebrata, a cura dell’episcopato degli Stati Uniti, dal 6 al 12 gennaio. A fare da sfondo all’iniziativa è il tema “Non siamo più stranieri: il nostro viaggio della speranza continua”. La Settimana celebra anche il decimo anniversario della pubblicazione (22 gennaio 2003) della lettera pastorale congiunta dei vescovi di Stati Uniti e Messico dal titolo Strangers no longer together on the journey of hope.
Da tempo i vescovi degli Stati Uniti conducono una forte opera di pressione per favorire politiche che tutelino i diritti e la dignità di coloro che oltrepassano il confine alla ricerca di un futuro migliore. L’episcopato chiede in particolare la riforma della legge sull’immigrazione, sostenendo un nuovo sistema che bilanci la tradizione di accoglienza con il rispetto dello stato di diritto. In occasione di un convegno promosso dai vescovi ad Atlanta, svoltosi nel dicembre scorso, la richiesta è stata nuovamente indirizzata alle autorità federali.
“Dobbiamo continuare a chiedere una riforma integrale — ha sottolineato l’arcivescovo di Atlanta, Wilton Daniel Gregory — in grado di creare opportunità per le famiglie che vivono nel nostro Paese e che contribuiscono al suo benessere”.
A tale riguardo uno dei punti considerati fondamentali è quello di garantire agli immigrati irregolari un percorso verso l’ottenimento della cittadinanza. Circa il 60 per cento degli immigrati irregolari negli Stati Uniti provengono dal Messico. La pressione dell’episcopato sulle autorità federali per il sostegno ai programmi di solidarietà è costante. Peraltro, già nel 2009, a pochi giorni dall’insediamento di Obama alla Casa Bianca, i vescovi scrissero una lettera per assicurare “le loro preghiere, speranze e impegno” a favore della nazione, ma anche per evidenziare, tra le priorità per la nazione, quella “di difendere la vita e la dignità di tutti, specialmente dei poveri e dei più vulnerabili”, facendo chiaramente riferimento anche alle persone immigrate nel Paese.
La Settimana nazionale sulla migrazione, come accennato, coincide con l’anniversario della lettera pastorale dei vescovi statunitensi e messicani. Nel testo si ricorda che “la dottrina cattolica ha una lunga e ricca tradizione nella difesa del diritto di migrare. Fondata sulla vita e gli insegnamenti di Gesù, la dottrina della Chiesa ha fornito la base per lo sviluppo di principi fondamentali riguardanti il diritto di migrare per coloro che cercano di esercitare i diritti umani che sono stati dati loro da Dio”. L’impegno della comunità cattolica è affinché “il vostro sia veramente un viaggio di speranza, non di disperazione, così che, al punto di arrivo, possiate sperimentare di non essere più stranieri, ma invece membri della famiglia di Dio”.
I sette giorni — come osserva l’arcivescovo di Los Angeles e presidente della commissione sulla migrazione della Conferenza episcopale, José Horacio Gómez — offriranno dunque un’occasione per riflettere sull’insegnamento della Chiesa. A tale riguardo nel sito dell’episcopato statunitense sono stati pubblicati anche una serie di sussidi, che includono oltre alla citata lettera pastorale, informazioni sui programmi di assistenza umanitari. L’impegno dei vescovi, fra l’altro, si traduce ogni anno nella Catholic Campaign for Human Development che finanzia numerosi programmi sociali. Tra le preoccupazioni vi è quella dei tagli ai fondi delle organizzazioni che si occupano dell’assistenza alle fasce sociali più deboli. Il rischio è che le restrizioni del bilancio federale possano andare a colpire proprio una serie di programmi umanitari sia su scala nazionale che internazionale. Per questo i presuli hanno recentemente rinnovato l’appello a salvaguardare il “circle of protection”, la rete di solidarietà che pone al centro coloro che risultano già poveri e quanti rischiano di precipitare nell’indigenza. (Osservatore Romano)