Rosarno – Diecimila euro come primo ed immediato aiuto agli stranieri che vivono nella tendopoli dell’area industriale di San Ferdinando (Rc). Li ha messi a disposizione il vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, mons. Franco Milito che nei giorni scorsi ha voluto visitare i migranti, un migliaio circa, giunti nella Piana di Gioia Tauro per la raccolta degli agrumi. Una situazione “insostenibile” – ha detto mons. Milito – definendo “disumane ed inaccettabili” le condizioni nelle quali vivono queste persone: “scene di straordinaria inciviltà di fronte alle quali occorre uno scatto di carità ma anche di civiltà”. Ad accogliere il presule – che era accompagnato dal vicario generale mons. Pino Demasi – i sindaci di San Ferdinando, Domenico Madafferi, e di Rosarno, Elisabetta Tripodi. A loro e a tutte le istituzioni mons. Milito ha chiesto di intervenire in fretta “per alleviare il più possibile le condizioni di vita di questi nostri fratelli che arrivano nella Piana con la speranza di poter lavorare” e che hanno, quindi, diritto, a vivere in maniera “dignitosa”. Nei giorni scorsi il presule aveva scritto una lettera alla diocesi nella quale chiedeva di dare una coperta per un fratello immigrato. “Ancora una volta di fronte al dramma di chi chiede dignità e giustizia, assistiamo al silenzio e al voltafaccia delle Istituzioni sovracomunali”, dice mons. De Masi a Raffaele Iaria per il Sir, “mentre i migranti sono costretti a vivere in condizioni disumane o a morire sull’asfalto di quella famigerata statale 18, come è toccato l’altro ieri a Diaby Adnamy, di appena 34 anni, della Guinea francese, ultima vittima africana sulle strade del nostro territorio”.
Allora chi aiuta queste persone?
“C’è sempre la Chiesa, buon Samaritano, pronta a chinarsi e a porgere una mano a questi fratelli che forse hanno un solo torto: quello di essere economicamente più poveri addirittura di noi calabresi, che certo non navighiamo in acque tranquille. Con il Vangelo – spiega il sacerdote – non si bara. Come non si bara con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e con la Costituzione repubblicana. Non si bara perché altrimenti, come ha affermato don Luigi Ciotti, si passa alle ‘bare’, ai cadaveri trascinati sul bagnasciuga o risucchiati dal mare, o ai tanti cadaveri, deposti in questi anni sul freddo marmo della sala mortuaria dell’ospedale di Polistena”.
Qual è stata la reazione alla richiesta del vescovo di dare un aiuto ai migranti in questo tempo abbastanza freddo, a partire dalla coperte per difendersi dal freddo?
“Ne sono arrivate dalle singole comunità parrocchiali, da dove arrivano continuamente cibo e vestiario. Le mense attivate continuano a offrire pasti caldi. Con l’inizio della novena di Natale, i volontari della Parrocchia del Duomo di Polistena hanno ripreso l’iniziativa di fornire ogni mattina alle 6 la colazione calda nei posti dove i migranti trascorrono la notte alla meno peggio. I medici cattolici continuano ad affiancare i volontari di Emergency nelle prestazioni sanitarie. E l’elenco potrebbe continuare. Questo non per dire che siamo bravi: i credenti stanno cercando solo di fare il loro dovere. Altrimenti che senso avrebbe stordire le orecchie di Dio ripetendogli i versetti del salmo: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché ti prendi cura di lui”? La Chiesa di Oppido-Palmi si sta sforzando di fare il proprio dovere, ma nel nome del Vangelo e della Costituzione del nostro Paese chiediamo agli altri che lo facciano anche loro”.


