Rossano – Dopo la liturgia eucaristica – presieduta dall’arcivescovo mons. Santo Marcianò – in suffragio delle sei vittime romene morte lo scorso 24 novembre a Rossano, è seguito un momento di preghiera guidata dal decano ortodosso di Calabria, padre Ioan Manea, in ricordo dei defunti (Parastas), alla quale hanno preso parte anche gli altri sacerdoti ortodossi dalle diverse zone della regione. Per oggi l’amministrazione comunale di Rossano ha proclamato anche il lutto cittadino. “La strage ferroviaria che ha portato via le giovani vite di Marinela, Ionela, Dumitru, Aurelian, Cristina e Georgel – si legge in una nota del comune calabrese – è una pagina di dolore dalla quale nessuno riesce a sottrarsi. Tutta Rossano si stringe attorno a questi lavoratori ed alle loro famiglie”.
Alla celebrazione ha fatto pervenire un messaggio il vescovo della diocesi Ortodossa Romena d’Italia, mons. Siluan. Scrivendo a mons. Marcianò il presule ortodosso sottolinea che la maggior parte, dei romeni presenti in Italia sono uomini e donne che hanno “lasciato il loro paese, i loro affetti, per cercare, attraverso il lavoro, di sollevare la loro condizione di povertà e permettere, con il loro sacrificio, ai loro cari (spesso residenti in Romania) di vivere in maniera dignitosa. Molti sono coloro che, nonostante la loro preparazione culturale – scrive – anche rispettabile, hanno accettato di fare lavori umili e mal retribuiti pur di garantire il necessario per il futuro dei loro figli. Tra questi sono da annoverare anche questi fratelli che hanno perso la vita nei giorni scorsi: hanno lasciato a casa famiglie intere che vivevano del lavoro onesto dei loro congiunti: ad essi va la nostra preghiera ed il nostro sostegno morale e spirituale e, per coloro che non sono più tra noi, si innalzi all’Eterno la nostra supplica affinché gli doni il riposo nella pace del Suo regno”. Siluan ringrazia il presule cattolico “per la premura e la paterna vicinanza che da subito ha manifestato per le famiglie colpite dalla tragedia e per la preghiera per le anime di coloro che non sono più tra noi. E’ qui che sentiamo realizzarsi la fraternità non semplicemente umana ma cristiana. E in circostanze come queste che crollano le barriere e i pregiudizi storici ed ideologici e, perché no anche teologici, e ci scopriamo Chiesa”.


