Roma – Inizia il prossimo 4 novembre – fino al 28 – il Capitolo Generale dei padri Scalabriniani che si svolgerà nel Centro Diocesano di Spiritualità di Turcifal, in Portogallo. Nella preghiera composta per l’occasione, rivolgendosi a Dio Padre, si legge: «Servire i migranti e i rifugiati è contribuire all’avvento del tuo Regno in cammino verso la patria, luogo e spazio di salvezza e di fraternità in comunione con Maria, San Carlo, il Beato Scalabrini e con tutti i nostri fratelli e sorelle, religiosi e laici, che ci hanno preceduto nel cammino della fede». Riunioni generali come questa, la XIV per i Missionari Scalabriniani, traggono la loro forza dal coinvolgimento dei missionari da ogni angolo del mondo, e divengono l’occasione privilegiata per «condividere e arricchire la ricerca comune e le nuove risposte all’invito rivoltoci dal Signore a servirlo nei migranti, in una fedeltà creativa al carisma del Beato G. B. Scalabrini», come afferma p. Sergio Geremia, attuale superiore generale dell’istituto. Tanti i temi che si affronteranno, dalla vita religiosa alla missione specifica, i quali, riassunti in un documento appena pubblicato, sono indice di «una viva attesa, che corrisponde ad un desiderio di qualcosa di nuovo per la nostra congregazione. La nostra missione e la nostra identità domandano “vino nuovo in otri nuovi” (Mc 2,22)», scrivono i missionari della commissione pre-capitolare. Di fronte al mondo in continuo e repentino mutamento, il rinnovarsi, l’aggiornare il proprio servizio è parola d’ordine obbligatoria, proprio come insegna il Concilio Vaticano II che lo pose ad emblema. Mentalità, visione carismatica sulle migrazioni e cuore saranno quindi chiamati a mettersi in gioco al fine di dare vita nuova all’essere e all’operare “scalabriniano” tra i migranti.


