Migrantes Torino: la lettera al popolo nomade “forte, chiara e propositiva”

Torino – La lettera pastorale di mons. Cesare Nosiglia dal titolo “Non stranieri ma concittadini e familiari di Dio”, dedicata al popolo nomade e presentata questa mattina è forte, chiara nei contenuti, propositiva che rispecchia da un lato una realtà, quella Torinese, che negli ultimi mesi si è trovata ad affrontare e gestire nuove emergenze dei rom romeni e ex slavi nei campi autorizzati e nelle aree sosta periferiche della città, in condizioni deplorevoli “da quarto mondo”, e d’altro canto esprime una forte sensibilità dell’Arcivescovo di Torino, mons. Nosiglia nei confronti delle comunità dei Sinti e dei Rom presenti sul territorio. Presenza, che non ha ormai solo più una connotazione “emergenziale”, ma appare stabile e perdurante nella vita delle nostre città, portatrice di forti istanze di integrazione, al pari di qualunque altra comunità “straniera”, ma che spesso vive ai margini non solo fisicamente delle nostre comunità ma anche rispetto alle opportunità e a reali percorsi di inserimento. “Abbiate fiducia!” è l’invito che l’arcivescovo rivolge ai Rom e ai Sinti, “fiducia di avere un posto migliore tra noi” e “ad evitare le strade della violenza, della delinquenza, e dell’illegalità” che in un clima di sfiducia sembrano essere l’unica strada percorribile. E un forte invito anche ad abbattere le barriere, a costruire una conoscenza reciproca: i Rom sono invitati a “farsi conoscere”, gli italiani sono invitati ad avvicinarsi a questa cultura, perché proprio la reciproca “scarsa conoscenza” ha portato ad una quasi totale estraneità tra le parti, tranne che per un gruppo di “addetti ai lavori” che hanno finora risposto alle istanze più urgenti e il cui lavoro, per quanto riconosciuto e valorizzato dal documento, non è più ormai sufficiente. E quindi la lettera si rivolge infine ai politici ed ai rappresentanti delle istituzioni, chiedendo di condividere con le realtà ecclesiali che da sempre accompagnano i “fratelli rom e sinti “ un programma di lavoro stabile”, coordinato, che guardi al futuro, e non solo all’immediato con uno sguardo sui prossimi 5/10 anni individuando temi e istanze concrete: casa, lavoro, istruzione, salute e cultura, superando i campi, investendo sulla scuola, favorendo l’accesso la lavoro e garantendo l’accesso ai servizi della salute.

Un documento che indica una prospettiva, che educa le nostre comunità cristiane a modificare lo sguardo e che chiede interventi concreti e verificabili nell’arco di un decennio. La speranza é che questo documento non rimanga una semplice proposta, ma possa originare un piano attività da seguire e su cui metterci tutti insieme a lavorare! (S. Durando – Direttore Ufficio Migrantes Torino)