La storia di Rebecca, la giovane pittrice Rom che sogna Frida Khalo

Milano – Ci sono storie che si fanno ascoltare, al di là dei pregiudizi che ognuno può aver coltivato dentro di sé per anni. Quella di Rebecca è una di queste storie: piena di colpi di scena e di illustrazioni colorate e chiare, i suoi disegni. Rebecca, che di cognome fa Covaciu e ha sedici anni, è una giovane pittrice Rom che ogni sera, sui Navigli, a Milano, vende i suoi “quadri”. Lo fa da anni, insieme al fratello che suona il violino e al resto della sua famiglia che chiede l’elemosina. E tuttavia, da quando Rebecca frequenta il liceo Boccioni di Milano la sua mano si è fatta più sicura e “la gente compra ancora più volentieri”, assicura lei, forte di un entusiasmo contagioso. Negli anni le sue opere hanno riscosso successo, tanto che oggi alcuni quadri sono conservati in importanti musei di arte e cultura Rom (fra cui il “Lolo Diklo” di Seattle, negli Usa, e il Museo d’Arte Contemporanea di Chandigart, in India); Rebecca ha vinto importanti premi – fra cui il Premio Unicef 2008 e il Premio Fondazione Adolfo Pini/Comune di Milano 2011 – e sulla sua vita il regista Roberto Malini ha realizzato il docufilm La canzone di Rebecca, patrocinato dall’Unicef. Il dirigente scolastico del Boccioni, Giuseppe Como, si è preso a cuore la sua arte e la sua causa, che è anche quella della sua famiglia, e l’ha aiutata: a studiare, a trovare una casa (vera, dopo anni passati nelle baracche di piazza Tirana), e anche a pubblicare la sua prima, piccolissima autobiografia: “In occasione del nostro primo incontro Rebecca mi ha consegnato il suo diario a disegni. Mi ha detto: fanne quello che vuoi, so che lo userai nel migliore dei modi”. Quel diario è oggi trasposto, pagina dopo pagina, nel libro L’arcobaleno di Rebecca. Taccuino di viaggio di una ragazza Rom (Ur editore). Un libriccino che sarà presentato nel corso di vari incontri pubblici, tra cui quello, presso il Liceo Boccioni, del 24 ottobre, alle 18.30 (legge alcune pagine Lella Costa): un modo coinvolgente per cercare di attirare l’attenzione delle istituzioni sulla storia di una ragazzina speciale e della sua famiglia, rom orgogliosi della cultura del loro popolo ma che vogliono vivere come persone normali. Abbiamo intervistato Rebecca: ci ha raccontato di come, bambina, ha imparato a disegnare con terra e erba, ci ha parlato della sua prima scatola di pastelli, andata persa in occasione di uno sgombero del loro campo, ci ha rivelato i suoi pittori preferiti (Van Gogh e Frida Kahlo), ha ricordato il modo in cui suo padre le ha insegnato a indagare il destino nel palmo della mano. O, per usare parole d’altri, a “leggere il libro del mondo con parole cangianti e nessuna scrittura nei sentieri costretti in un palmo di mano i segreti che fanno paura”. (www.gazzetta.it)