Padova – Lo sguardo è intenso e profondo, pacato e sicuro. Sono occhi giovani, ma cresciuti in fretta, provati da immagini forti, che hanno segnano indelebilmente la vita fin dalla tenera età quando, a sette anni, in una terra in guerra – il Libano – ti restituiscono il cadavere di tuo padre, barbaramente ucciso. E poi tutto cambia e nulla ha più senso. C’è la difficoltà di un Paese, ci sono un’infanzia difficile e un’adolescenza faticosa in collegio, una giovinezza stroncata da una guerra “che ti fa crescere in fretta e allora ti devi arrangiare”. Poi, a vent’anni, la decisione definitiva: andarsene da tutto, dalla propria storia, dal proprio Paese, da una religione e da un sistema in cui non ti riconosci. Arrivi in Italia con il pretesto di studiare e ci provi, ma la tua storia ti insegue e ti “fa perdere la testa”. Così molli lo studio, entri in giri strani, “perché quando perdi totalmente la fede, non ti fidi più di nessun altro”. Ma dopo tre anni e mezzo di marginalità la tua volontà e una ricerca interiore che si fa sempre più forte ti fanno dire “basta”. E inizia il percorso in risalita, il reinserimento e ora anche il volontariato attivo verso altre persone che vivono svariate difficoltà di vita. In mezzo ci sta una ricerca accanita, lo studio e la lettura di tanti libri – Corano e Bibbia compresi – un’indagine a tutto campo per trovare ciò per cui vale la pena vivere. “Cercavo la fede. E l’unico che non obbligava la gente era Cristo: con Lui sei libero”. In pillole, che pesano come macigni, questa è la storia di questo giovane libanese di matrice musulmana – che chiameremo Giovanni “perché è l’unico che ha seguito Cristo fino alla croce” dice. Insieme ad altre 20 persone ha intrapreso domenica, con il rito di ammissione al catecumenato presieduto dal vescovo di Padova Antonio Mattiazzo, il percorso per accedere ai Sacramenti dell’iniziazione cristiana, e in particolare a quel Battesimo che sente così fondamentale per conformarsi totalmente a Cristo e che gli piacerebbe ricevere dal Papa, perché, dice, “rappresenta la Chiesa”. Ha 34 anni e tante coincidenze segnano la sua esistenza: “nei giorni in cui ho lasciato il Libano, Giovanni Paolo II visitava il mio Paese, ora che inizio il catecumenato, Benedetto XVI è in visita nel mio Paese; lui viene a casa mia, ma io entro a casa sua – sottolinea –. Ammiravo molto Giovanni Paolo II, anche se allora non ero cristiano. Ammiravo il suo essere uomo, diceva le cose come stavano e quello che ha fatto Giovanni Paolo II, con la sua apertura verso tutti lasciandoti la libertà della fede, non l’ha fatto nessun altro”. Volontà e determinazione non mancano a Giovanni, che non ha paura di dire che “dentro mi sento già cristiano”, ma “nel momento in cui sarò battezzato, come Cristo si è fatto battezzare, mi sentirò come lui. Ho letto e studiato molto, ma è la figura di Gesù Cristo che mi ha colpito, nessuno è come lui, si è sacrificato per l’umanità, e soprattutto parla sempre per il prossimo. Qualunque cosa ha fatto era per amore. Io avevo bisogno di trovare un po’ di amore e mi sono innamorato di Gesù Cristo. Musulmano lo ero per nascita, ma questa è una scelta mia; ora sento l’obbligo solo verso Cristo”, quel Gesù, ribadisce Giovanni che è l’unico che ti rende libero. Dall’altra parte del tavolo c’è don Sergio, giuseppino del Murialdo, che accompagnerà il percorso di catecumenato di Giovanni: “Per me – racconta – aver incontrato Giovanni nella sua richiesta di entrare pienamente nella vita cristiana è stata una grazia che mi è piovuta addosso. Mi aiuta a fare una revisione ad essere cristiano. Con Giovanni già ci confrontiamo molto anche sulla Parola di Dio e ora iniziamo il percorso accompagnati dal Servizio per il catecumenato della Diocesi”. (S. Melchiori – Avvenire)


