Sarajevo – Le differenti realtà dell’immigrazione sono state al centro di un panel al XXVI Incontro di dialogo interreligioso promosso a Sarajevo dalla Comunità di Sant’Egidio: i relatori si sono confrontati con la sfida di passare finalmente, su questi temi, da un clima emergenziale a una politica di integrazione. Della percezione dell’immigrazione in Europa e negli Stati Uniti hanno parlato Edgar Busuttil, gesuita, direttore del Centro Fede e Giustizia di Malta, e Guzman Carriquiry, laico, Segretario della Commissione Pontificia per l’America Latina. Si sono descritti mondi in cui, “parallelamente a una diffusa indifferenza e ignoranza dell’Africa, del Medio Oriente, e dell’America Latina, si diffondono leyendas negras (leggende nere), che identificano il Sud del Mondo con il disordine, il sottosviluppo e la violenza”. L’estrema irrazionalità di tale approccio contrasta tanto con la crescita culturale, economica e qualitativa, oltre che quantitativa, della presenza ispanica in America del Nord, quanto col diffuso bisogno di immigrati che sperimenta oggi l’Europa. “Piuttosto che essere prigionieri di paure paralizzanti e distruttive, dovremmo guardare ai cambiamenti in atto come a un’opportunità preziosa”. Alla cerimonia di apertura il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ora Ministro della Cooperazione Internazionale e dell’Integrazione, aveva detto: “L’emigrazione manifesta un movimento di avvicinamento, che ha creato in Europa (ma non solo) inedite convivenze”. La convivenza tra gli uomini e tra i popoli non può che essere una questione centrale in questo incontro il cui titolo è “Vivere insieme è il futuro”.


