Veneto: diminuisce l’occupazione straniera

Venezia – L’occupazione straniera nelle piccole imprese venete fa registrare nel 1° semestre 2012, un calo del -0,8% rispetto al semestre precedente e le previsioni segnalano un lieve incremento dell’1% per il 2° semestre del 2012. Un mercato del lavoro, quello straniero, composto principalmente da lavoratori provenienti dall’Est Europa (prima Romania), che ricoprono professioni scarsamente qualificate e reclutati dalle imprese per supplire alla mancanza di manodopera locale. Questi, i principali risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa su un panel di 600 imprese venete con meno di 20 addetti, che analizza le caratteristiche del mercato del lavoro straniero, evidenziandone le trasformazioni congiunturali in corso. Le variazioni percentuali dell’occupazione nella prima parte dell’anno mostrano un calo complessivo degli stranieri che si attesta a -0,8 punti percentuali. Un calo in linea con la tendenza che interessa il totale degli occupati nella piccola impresa (-0,9%). La riduzione degli occupati stranieri sembra riguardare in particolare il settore dell’edilizia (-2,9%) che, insieme a quello della produzione, è il comparto che fa maggior ricorso alla manodopera straniera: su 100 imprese edili 52 annoverano lavoratori stranieri, mentre nella manifattura si tratta di 41 imprese su cento. Al contrario del settore dell’edilizia, la produzione non registra nessuna variazione significativa nel personale straniero, né in positivo né in negativo. Così come rimane invariato il numero di occupati nel settore dei servizi alle imprese, mentre cala lievemente nei servizi alle persone (-0,8%). Le previsioni per la seconda parte dell’anno, segnalano l’intenzione delle piccole imprese di non investire particolarmente in nuove assunzioni, che rimangono invariate per gli autoctoni ed aumentano solo dell’1% per gli stranieri, soprattutto nel settore della produzione (4,0%) e dell’edilizia (4,1%). Per quanto riguarda i contratti in essere, la gran parte degli stranieri (84,5%), così come il totale degli occupati (85,3%), è inquadrata con contratti di lavoro a tempo indeterminato. Per le future assunzioni però gli imprenditori intervistati dichiarano di voler utilizzare prevalentemente forme contrattuali a termine, non solo per quanto riguarda la manodopera straniera (78,9%), ma anche per quella complessiva (60%), anche se in questo caso l’incidenza di contratti a tempo indeterminato rimane più significativa (40%).