San Salvador: diritti umani e giustizia per i migranti

San Salvador – La Chiesa di El Salvador torna a perorare la causa dei migranti. L’attenzione si riferisce non soltanto all’evangelizzazione, né si limita a sollevare le sofferenze e i disagi con l’assistenza caritativa, ma comprende la promozione dei diritti umani e della giustizia verso ogni persona. L’arcivescovo di San Salvador, José Luis Escobar Alas, spera che il Governo di Enrique Peña Nieto, virtuale vincitore delle elezioni presidenziali in Messico (i dati devono essere confermati dal Tribunale elettorale) svolgerà un’efficace azione di salvaguardia e protezione dei migranti che attraversano il Paese. Il compito non è certo facile in quanto occorre una lungimirante strategia di lotta contro la criminalità organizzata che imperversa lungo i confini taglieggiando, perpetrando violenze, abusi e talvolta anche uccidendo i migranti salvadoregni che chiedono ospitalità tanto al Messico come agli Stati Uniti. Sono persone, talvolta intere famiglie, deboli e indifese che escono dal proprio Paese verso un mondo incerto, pressati da gravi problemi nei propri Paesi di origine.  L’arcivescovo di San Salvador si rivolge anche al futuro presidente degli Stati Uniti (le elezioni ci saranno in novembre) perché continui una saggia ed equa politica sulle migrazioni, anche e soprattutto attuando una riforma globale dell’immigrazione che preveda normative sempre più eque e solidali, che “non discriminino i lavoratori, gente onesta, solo perché non hanno alcun documento”. In tal senso, il presule sollecita per i migranti il diritto alla protezione; alle cure sanitarie e a giuste condizioni di lavoro; il diritto di associazione; il diritto all’educazione e alla formazione, alla sussistenza minima; e ancora il diritto alla vita familiare, alle integrità fisica e morale, il diritto all’assistenza legale. Secondo l’arcivescovo di San Salvador, in una società in via di globalizzazione, il bene comune e l’impegno per esso non possono “non assumere le dimensioni dell’intera famiglia umana”, vale a dire della comunità dei popoli e delle nazioni, così — come sottolinea Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate — da “dare forma di unità e di pace alla città dell’uomo, e renderla in qualche misura anticipazione prefiguratrice della città senza barriere di Dio”. È questa la prospettiva con cui guardare anche la realtà delle migrazioni. “La fraternità umana — conclude José Luis Escobar Alas — è l’esperienza, a volte sorprendente, di una relazione che accomuna, di un legame profondo con l’altro, differente da me, basato sul semplice fatto di essere uomini. Assunta e vissuta responsabilmente, essa alimenta una vita di comunione e condivisione con tutti”. (Osservatore Romano)