La concomitanza tra i vertice europeo a Bruxelles e la partita Italia -Germania, che si terrà in serata e che vede protagoniste due grandi squadre con molti conti in sospeso, pone gli italiani in Germania (e in Europa) di fronte a un bivio. Chi tifare? Monti o Merkel? Löw o Prandelli?
Alla seconda domanda è facile rispondere. Il cuore italiano in Germania è per l’Italia. Attraverso il calcio, il migrante riapre i canali affettivi con il Paese che pure lo ha cacciato, che gli ha impedito di lavorare. Davanti al televisore acceso ridiventano tutti azzurri, perché al cuore non si comanda. E passi che il Paese e la sua opinione pubblica considerino gli emigranti un peso e non una risorsa. Passi che ci siano chiusure a raffica di consolati con la conseguente diminuzione dei servizi per il cittadino, e ciò senza un risparmio effettivo per le casse dello Stato. Passi che l’italiano che vive a Mannhaeim o ad Amburgo, per fare un passaporto deve percorre centinaia e centinaia di chilometri, più di quelli che fa per andare in ferie. La maglia azzurra unifica e fa dimenticare i risentimenti. L’Italia calcistica non si ferma alle Alpi.
Il caso ha però voluto che, in concomitanza con questa partita degli Azzurri ci fosse anche il vertice europeo di Bruxelles. Uno di quei vertici che decideranno il futuro assetto dell’Europa.
Anche in questo caso è in atto una sorta di scontro tra una scuola tedesca ed una italiana e comunque condivisa con gli altri Paesi del Sud del Continente. I tedeschi (non soltanto la Cancelliera) sostengono che chi ha fatto i debiti se li deve anche pagare. Sostengono che la solidarietà deve essere subordinata alla responsabilità. Sostengono che, mentre in Germania le tasse le pagano tutti, negli altri Paesi l’evasione, la “furbizia” e il clientelismo impediscono il rilancio dell’economia, e che nessuno può chiamare “solidarietà” il finanziamento dei difetti altrui. Gli italiani, e con loro francesi, greci ed altri, difendono invece la solidarietà del forte nei confronti del debole, e propongono di europeizzare il debito, e di porre in questo modo le prime pietre della costruzione politica dell’Europa.
Chi scrive ha fatto un breve giro di telefonate tra italiani che vivono in Germania, per capire come essi vivono il dilemma. E la tesi prevalente è quella della Cancelliera.
“Ciascuno deve finanziare le casse sue“–dice Lorenzo G., sindacalista a Mannheim. “Come contribuente non voglio pagare più tasse per coloro che i soldi li hanno buttati dalla finestra”.
L’opinione di Lorenzo è piuttosto diffusa.
“Facendo un conteggio da casalinga – ci dice Silvia, 39 anni, impiegata di Francoforte – dico con molta chiarezza che ciascuno deve pagarsi i propri debiti”. “Questo è comunque un problema che doveva essere posto prima dai politici’ continua: ” in Germania le tasse le pagano tutti, in altri Paesi ci sono molti furbi”.
Silvia non si interessa di calcio, ma c’è da scommettere che, se lo facesse, il suo cuore batterebbe dalla parte italiana.
Tifosa dell’Italia è anche Gloria, anch’ella impiegata nei servizi. Fino a quando però non si parla di tasse. “L’italiano in Germania si interessa poco di quello che avviene in Italia –ci spiega. “Quello che ci interessa qui è che non ci aumentino le tasse” ( Mauro Montanari – Direttore Corriere d’Italia – Germania)


