Riduzione in schiavitù: arresti nel Salento

Nardò – Nel Salento sono indagate 22 persone che, secondo le accuse, avrebbero sfruttato nelle campagne di Nardo’ (Lecce) centinaia di immigrati irregolari tunisini e ghanesi, costringendoli a raccogliere angurie e pomodori in cambio di una paga che non superava i due euro l’ora. Secondo l’accusa, i datori di lavoro sono stati complici dei caporali e promotori del “sistema illecito” e si sono arricchiti utilizzando pratiche di lavoro degne di un sistema “para-schiavistico”. Di riduzione in schiavitù si parla infatti nel provvedimento di arresto notificato a 16 dei 22 indagati mentre sei persone sono riuscite a sfuggire alla cattura. I fatti sono precedenti alla protesta degli immigrati contro lo sfruttamento e il caporalato che riguardò l’estate scorsa la masseria Boncuri di Nardò. Ma anche questi immigrati lavoravano e vivevano in condizioni a dir poco disumane. Quasi tutti percepivano una retribuzione lorda di 20-25 euro al giorno dalla quale si vedevano decurtate dai caporali le spese di vitto, alloggio e di trasporto nei campi.