Milano – Un fondo di 400mila euro per cercare di invertire la corrente della fuga dei cervelli dall’Italia. Lo prevede il Comune di Milano che prova a far rientrare dall’estero i giovani talenti bandendo un concorso di idee imprenditoriali per progetti innovativi e start up di attività proposte da giovani espatriati.
Circa l’80% degli intervistati da una ricerca promossa dal Comune e dall’associazione Italents – cui hanno risposto oltre 1.300 persone, di cui 1.165 residenti all’estero e 180 già rientrate in Italia – ha cercato lavoro all’estero perchè ritiene che negli altri Paesi ci sia maggior meritocrazia e le capacità siano meglio valorizzate. Con questa indagine – ha spiegato l’assessore al Lavoro del comune di Milano, Cristina Tajani – abbiamo ricevuto direttamente dai potenziali destinatari indicazioni sul tipo di politiche locali adeguate a incentivare il rientro a Milano di chi è andato via”.
Il Parlamento italiano nel dicembre 2010 ha approvato una legge che prevede vantaggi fiscali a chi rientra. Nel corso della presentazione della ricerca sono emersi risultati interessanti che raccontano di migliaia di ragazzi partiti con un desiderio mai sopito di rientrare in Italia (solo il 13% esclude questa possibilità). Ma l’approvazione di questa legge non è bastato. Sono infatti in tanti che lamentano l’impossibilità di accedere agli incentivi a causa di ostacoli di ordine burocratico causati dalla mancata adozione di una circolare attuativa da parte dell’Agenzia delle Entrate. Sono almeno 50.000 i giovani laureati italiani andati all’estero potenzialmente interessati alla legge per i quali questo ritardo sta determinando una pressoché totale mancanza di fiducia nel nostro Paese.
“Chi è stato all’estero, lasciando anche con qualche diffidenza l’Italia, non considererà mai la possibilità di rientrare se l’Agenzia delle Entrate non agirà celermente per quanto di sua competenza”, ha scritto uno dei promotori della legge, il deputato Guglielmo Vaccaro, in una lettera pubblicata sul Corriere della Sera di venerdì scorso. Il ritardo è grave – scrive il deputato – e la delusione sta, purtroppo, inducendo molti Italians già rientrati a considerare la possibilità di ripartire. “Avverto – si legge – tutto il peso di una scelta che molti giovani hanno compiuto facendo affidamento su una legge dello Stato, che assieme a tanti colleghi ho fortemente voluto. Ai giovani che hanno scelto di scommettere nuovamente sul nostro Paese abbandonando posti e culture che hanno saputo accoglierli e valorizzarli dobbiamo risposte chiare. Oggi, coloro che sono tornati brancolano nel buio e chi aveva pensato di rientrare si guarda bene dal farlo”. “Se un’agenzia del Governo di fronte a una legge non adempie, allora è inutile legiferare”, lamenta ancora il parlamentare: una legge che ha avuto consenso unanime e che può incentivare il rientro di tanti talenti “non può morire a causa dell’indifferenza di una burocrazia che così facendo affligge, trattiene e spinge oltrefrontiera alcune delle nostre migliori energie”.


