Roma – Essere rifugiato anche dopo l’orario di lavoro, senza quella “separazione di mondi” possibile per tutti gli altri che lavoravano con lei ma non per Lê Quyên Ngô Ðình, perché lei rifugiata lo era veramente, dal 1963 quando arrivò in Italia a poco più di quattro anni. A ricordare questo aspetto caratterizzante tutta l’esperienza spirituale e professionale della responsabile dell’Area immigrati della Caritas diocesana di Roma, tragicamente scomparsa lo scorso 16 aprile, è stato il Direttore mons. Enrico Feroci, che sabato ha concelebrato il suo funerale presso la parrocchia di San Gregorio Barbarigo.
Nella Messa, presieduta dal vescovo ausiliare mons. Guerino Di Tora, il Direttore della Caritas di Roma ha iniziato l’omelia leggendo una testimonianza della defunta, uno scritto che Lê Quyên aveva indirizzato ai colleghi della Caritas romana durante un corso di formazione. Un testo in cui la responsabile dell’Area immigrati raccontava una delle tante disavventure avute come “straniera” presso la dogana italo-slovena, quando si trovava lì proprio per garantire i diritti dei richiedenti asilo: “Allora come sempre, nei momenti bui, guardai in alto verso l’unica stella polare, la sola protezione a cui mi sia mai affidata. Quella che ti fa tenere la schiena dritta anche sotto i colpi e non poggiare il capo sulle spalle altrui”. Un pensiero questo che, secondo mons. Feroci, lascia trasparire la “serietà” di questa donna. “Serietà – ha spiegato il sacerdote – intesa non come austerità ma come coerenza estrema alla propria fede e a un vissuto di sofferenze”. Per il Direttore della Caritas di Roma “Lê Quyên era anche una persona di profonda cultura, capace di coniugare tra loro le doti di cui era ricca e che trasparivano quotidianamente nel lavoro, nell’incontro con gli immigrati in difficoltà, nel rapporto aperto e franco con i colleghi”. “Dolore profondo” è stato espresso dal vescovo Di Tora che ha ricordato il lavoro fatto insieme alla defunta nei quattordici anni in cui è stato direttore della Caritas romana. “Lê Quyên – ha detto il presule – è riuscita a farci vedere l’immigrazione con un’attenzione nuova e diversa, non più come problema sociale ma come un’umanità capace di portare valore aggiunto alla società che la accoglie”.
La cerimonia ha visto la folta partecipazione di quanti hanno potuto conoscerla durante il lavoro trentennale svolto alla Caritas romana, prima come coordinatrice del Centro di Ascolto stranieri di via delle Zoccolette e, successivamente, come responsabile dei servizi di promozione e accoglienza per immigrati e rifugiati. Testimonianze partecipate sono poi giunte dalle diocesi di tutta Italia, dove Lê Quyên Ngô Ðình ha svolto per molti anni l’incarico di responsabile del “coordinamento asilo” per conto di Caritas Italiana e messaggi da numerose organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani. “Una donna forte, decisa ed entusiasta che si batteva per una causa nobile e giusta: la tutela dei diritti umani”, l’hanno definita gli studenti del Liceo Tasso con i quali, pochi mesi fa ha tenuto un incontro. “Sentirla parlare di diritti e rispetto dei meno fortunati – hanno scritto gli studenti in un messaggio – è stata un’esperienza che ci ha fatto riflettere e maturare, ci riteniamo fortunati ad aver avuto l’onore di conoscerla di persona”.
Al termine della liturgia è stata letta la poesia “Itaca”, composta da Lê Quyên nel 2004 in ricordo di tutti i rifugiati. ( A. Colaiacomo)


