Liberi dalla paura: l’augurio della Migrantes per la Santa Pasqua

Roma – “La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore” (Gv 21,19-20). La Pasqua annoda strettamente un segno straordinario, quale è la risurrezione, all’umanità, il risorto al sofferente in croce. Nell’evento pasquale la paura, la solitudine, l’abbandono trovano non solo conforto, ma la pace. Il risorto è l’uomo della pace, che porta la pace. Che della pace, del vincere la paura oggi ci sia un grande bisogno sono molti segni a indicarcelo. I fatti di Firenze, di Torino, di Roma, le morti innocenti, soprattutto tra gli immigrati, vittime di paura, di pregiudizi, di incomprensione, di soprusi indicano che cresce la paura e la violenza e, contemporaneamente, cresce il desiderio di pace. Per questo sentiamo forte e nuovo il messaggio della Pasqua. La pace della Pasqua può aiutare a superare la paura: di incontrare persone nuove, di vivere, lavorare, studiare con persone che provengono da quasi 200 nazionalità diverse e con 140 lingue diverse. La Pasqua invita a superare la paura della diversità. Dalla Pasqua viene un messaggio di liberazione che aiuta a leggere con preoccupazione i nuovi muri – come quello annunciato tra Grecia e Turchia -, che anziché unire dividono l’Europa. I Vescovi italiani, riprendendo anche una sollecitazione di Benedetto XVI, negli Orientamenti pastorali Educare alla vita buona del Vangelo hanno richiamato la necessità di superare paure e pregiudizi, presenti nelle nostre comunità: “Per la Chiesa e per il Paese si tratta senza dubbio di una delle più grandi sfide educative. Come sottolinea Benedetto XVI, «l’avvenire delle nostre società poggia sull’incontro tra i popoli, sul dialogo tra le culture nel rispetto delle identità e delle legittime differenze». I diritti fondamentali della persona devono costituire il punto focale dell’impegno di corresponsabilità delle istituzioni pubbliche nazionali e internazionali, che riusciranno a offrire prospettive di convivenza tra i popoli solo «tramite linee oculate e concertate per l’accoglienza e l’integrazione, consentendo occasioni di ingresso nella legalità, favorendo il giusto diritto al ricongiungimento familiare, all’asilo e al rifugio, compensando le necessarie misure restrittive e contrastando il deprecabile traffico di persone». All’accoglienza deve seguire la capacità di gestire la compresenza di culture, credenze ed espressioni religiose diverse. Purtroppo si registrano forme di intolleranza e di conflitto, che talora sfociano anche in manifestazioni violente. L’opera educativa deve tener conto di questa situazione e aiutare a superare paure, pregiudizi e diffidenze, promuovendo la mutua conoscenza, il dialogo e la collaborazione” (n.14). Riconoscere nel segno della mobilità un’occasione importante di crescita umana e cristiana è una delle sfide di oggi. La Pasqua ci invita a vivere questa sfida superando la paura e costruendo itinerari di pace, con un’attenzione particolare a

 
chi vive nella mobilità: emigranti italiani e immigrati in Italia, rifugiati e richiedenti asilo, apolidi e nomadi, gente dello spettacolo viaggiante oggi nelle diverse piazze dell’Italia e del mondo, rom e sinti e caminanti, marittimi in mare. A tutti dalla Migrantes giunga l’augurio di pace pasquale