Vescovi Usa: sempre più urgente la riforma sull’immigrazione

Washington – Un invito a contribuire a “costruire consenso” sulla riforma della legge sull’immigrazione giunge attraverso un comunicato dei vescovi degli Stati Uniti. Per l’episcopato, che su questo fronte conduce da lungo tempo una sistematica opera di pressione morale, urgono infatti nuove norme, a livello federale, che regolino l’accesso, ma soprattutto la regolarizzazione delle migliaia di persone che ogni anno attraversano i confini del Paese alla ricerca di un futuro più sereno. L’appello, rivolto ai membri del Congresso di Washington, è stato pubblicato dalla Conferenza episcopale in coincidenza del viaggio apostolico di Benedetto XVI in Messico e Cuba. A tale riguardo si ricorda, ad esempio, che circa il 60 per cento degli immigrati irregolari negli Stati Uniti provengono dal Messico, dove la diffusa povertà contribuisce ad alimentare il flusso dei transiti attraverso la frontiera. In particolare, i vescovi continuano a esprimere la loro preoccupazione per la questione dei ricongiungimenti familiari, ostacolati spesso da leggi locali che hanno imposto pesanti limiti per quanto concerne l’accoglienza degli stranieri.
L’appello è contenuto in una lettera a firma del cardinale arcivescovo di New York, Timothy Michael Dolan e presidente della Conferenza episcopale e dell’arcivescovo di Los Angeles, José Horacio Gómez che presiede il Comitato sull’immigrazione dell’episcopato.
“Il passaggio della riforma è oggi più importante che mai” è l’auspicio rivolto soprattutto contro il proliferare di iniziative legislative dei singoli Stati che stanno concorrendo a creare un clima di incertezza e di tensione. In Arizona, Georgia, Utah, Indiana e l’Alabama sono state promosse leggi molto severe, arrivando, come nel caso dell’Alabama, a porre persino in seria difficoltà l’opera di assistenza svolta dalle congregazioni religiose o da associazioni di volontariato a favore anche degli immigrati irregolari. “Leggi statali e altre iniziative locali — si legge nella lettera — stanno oramai riempiendo il vuoto decisionale del Congresso”.
Come accennato, sul tema è in corso oramai da alcuni anni una profonda azione di sensibilizzazione, con vari interventi e altre iniziative, che chiamano deputati e senatori a mettere al centro della loro attenzione una riforma equa e inclusiva. Tra le iniziative vi è la celebrazione annuale della Settimana Nazionale sulla Migrazione, che è stata avviata oltre 25 anni fa dai vescovi per fornire l’occasione di uno scambio d’esperienze fra quanti sono impegnati socialmente a contatto con gli immigrati e che si avvalgono dei sussidi pastorali messi a disposizione.
Nel Paese, si ricorda, esiste ormai un ampio consenso sulla necessità di apportare una revisione al sistema migratorio. I vescovi, si puntualizza nella lettera, “chiedono da anni la riforma della legge sull’immigrazione, sostenendo un nuovo sistema che bilanci la nostra tradizione di Paese d’immigrazione con il rispetto dello stato di diritto”.
Di particolare impatto, è aggiunto, è quello che sta avvenendo sulle famiglie di immigrati, molte delle quali hanno tra loro una o più persone prive di regolari documenti. Leggi federali e locali, assieme a politiche di contrasto, “hanno portato a separazione senza precedenti all’interno dei nuclei familiari, come nel caso di genitori privi di documenti che vengono separati dai figli, cittadini degli Stati Uniti”. E proprio i bambini, si conclude, “sono spesso vittime innocenti di queste politiche, che li lasciano senza genitori e con meno possibilità di vivere una vita piena e produttiva nel loro Paese d’origine, gli Stati Uniti”.
Per i vescovi, le leggi hanno anche alimentato la divisione e la discordia nella società: “A meno che il Congresso agisca in un prossimo futuro, siamo profondamente preoccupati che queste leggi continueranno a lacerare il tessuto sociale della nostra nazione”.
Come pastori “e come milioni di cattolici in tutta la nazione” conclude la lettera “siamo ben consapevoli della sofferenza umana causata dalle nostre leggi in materia di immigrazione, come lo testimoniano ogni giorno nelle nostre parrocchie i programmi volti a fornire servizi sociali e le nostre strutture sanitarie”. Per questo, i religiosi e le strutture cattoliche “assieme ad altre organizzazioni di fede, non dovrebbero essere tenuti a verificare lo stato d’immigrazione di una persona al fine di servirla”.
In precedenti occasioni, l’arcivescovo di Los Angeles aveva evidenziato che l’immigrazione costituisce un’opportunità, se valutata nella giusta prospettiva. “Tutti conosciamo gli insegnamenti della nostra Chiesa sull’immigrazione. Quello che dobbiamo capire meglio — ha puntualizzato il presule — è come considerare l’immigrazione alla luce della storia e degli obbiettivi dell’America, nella prospettiva della nostra fede cattolica. Se immaginiamo l’immigrazione da questa prospettiva, riusciamo a capire che essa non è un problema per l’America, ma un’opportunità”. Quindi — ha aggiunto il presule — “il credo americano di base è che tutti gli uomini e tutte le donne sono creati uguali e che Dio ha dato loro diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Ogni altra nazione è stata fondata sulla base di un territorio e di un’appartenenza etnica comuni, vincoli di terra e di consanguineità. Invece, l’America è basata su questo ideale cristiano, su questo credo”. (Osservatore Romano)