Perugia: liceo “apre” le porte ai profughi

Perugia – Il Liceo Scientifico Statale “Galeazzo Alessi” di Perugia ha “aperto” le sue porte ai profughi provenienti dal Nord Africa, accolti dalla diocesi presso la parrocchia di San Giovanni del Prugneto dopo essere sbarcati a Lampedusa con imbarcazioni di fortuna all’inizio della scorsa estate. Questo Liceo ha voluto partecipare al progetto proposto dalla Caritas perugina denominato “Una tenda per conoscersi, una tenda per accogliere”, il cui obiettivo è quello di far conoscere agli alunni delle quarte classi la realtà dei profughi fuggiti dalla Libia, dove erano giunti dai loro Paesi di origine per motivi di lavoro e di sicurezza.
Per il suo taglio multidisciplinare il progetto ha coinvolto non solo gli insegnanti di religione cattolica ma anche di altre materie ed ha visto la partecipazione di circa 250 ragazzi delle 12 classi del IV anno. Questo progetto è stato focalizzato sull’esperienza del Centro di Accoglienza profughi dove sono ospitati ventitré giovani originari del Burkina Faso, Costa d’Avorio e Mali. Inoltre, il progetto ha previsto approfondimenti tematici per comprendere, a vari livelli (giuridico di diritto internazionale e di accoglienza in Italia), il fenomeno dell’immigrazione e della sua gestione sul territorio. Molto interessanti sono stati gli incontri tra studenti, due profughi, Yameogo Adoul Wahabo e Moussà Zoure, ed alcuni responsabili e operatori che seguono i ventitré giovani africani. Tra tutti loro si è instaurato un dialogo che ha permesso una maggiore conoscenza dello status di profugo non più limitata a ciò che gli alunni avevano appreso dai media nelle settimane di massima “emergenza” sbarchi a Lampedusa.
Mentre era in svolgimento il progetto “Scuola-Caritas”, i ventitré giovani profughi erano in attesa dell’esito delle loro domande di asilo. Purtroppo, le risposte della Commissione territoriale di Roma sono state tutte negative tranne per un ragazzo che ha ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Le possibilità di veder riconosciuto a loro lo status di rifugiato erano davvero pochissime, perché la percentuale delle domande accolte dalla suddetta Commissione era bassissima fin dall’inizio dell’esame delle richieste. Ma questi giovani, anche se molto provati, sono fiduciosi e in questi giorni verrà avviato l’iter per il ricorso nella speranza che nel momento in cui arriverà la notifica della prossima decisione, le Istituzioni preposte in materia operino delle scelte diverse per il loro futuro in Italia. Intanto, i giovani profughi, dopo aver trascorso i primi sei mesi senza poter trovare lavoro (lo prevede la legge sull’immigrazione), da circa tre mesi sono impegnati nella ricerca di un’occupazione oltre ad apprendere la lingua italiana e a conoscere la legislazione vigente nel nostro Paese sul fenomeno migrazione.