L’asilo: strumento di globalizzazione della solidarietà. In margine al Rapporto UNHCR 2011

Roma – Il rapporto UNHCR sull’asilo nei Paesi industrializzati del 2011, diffuso oggi, indica una crescita del 20% delle domande d’asilo rispetto all’anno precedente. La crescita in Europa interessa particolarmente l’Italia, Malta e la Turchia: la ragione fondamentale è legata alle ‘primavere’ del Nord Oriente e del Nord Africa – ricordate anche dal card. Angelo Bagnasco nella sua prolusione al Consiglio permanente in corso – che hanno fatto del Mediterraneo la via di fuga di molti uomini e donne. L’aumento delle richieste d’asilo, che ha interessato il nostro Paese è stato segnalato più volte dal mondo dell’associazionismo ed ecclesiale (Centro Astalli, Migrantes, Caritas…), vede tra i volti delle persone e famiglie in fuga soprattutto quelli del Corno d’Africa (Somalia ed Eritrea), ma anche Tunisia e Costa d’Avorio. Numerosi continuano ad essere, anche tra i minori, le persone che fuggono dall’Afganistan. E’ interessante rilevare dal rapporto dell’UNHHCR che, mentre in Italia l’Afganistan è tra i primi paesi per le persone che richiedono asilo, l’Afganistan stesso è il primo Paese al mondo per numero di richieste d’asilo (35.700). Questo fatto sta ad indicare che nessun Paese può non prevedere strutturalmente una politica dell’asilo, cioè l’importanza di essere, in un particolare momento della storia, strada di confine, luogo di fuga e di tutela. Il cardinal Bagnasco ha ricordato – sempre nella prolusione al Consiglio permanente – che “mentre desideriamo restare una Nazione aperta e ospitale, chiediamo che la stessa ospitalità sia garantita in quei paesi ancora in via di assestamento”: non è l’affermazione semplice della reciprocità, ma il desiderio forte di un riconoscimento comune della protezione internazionale. L’asilo può diventare – in un mondo che vede in fuga 40 milioni di persone, nel 2011 altri 400.000 – uno strumento importante per la globalizzazione della solidarietà. L’Italia, tra gli ultimi Paesi europei a non avere ancora una legge sull’asilo, pur avendo costruito diversi strumenti legislativi a tutela della protezione internazionale, è chiamata a non lasciare la tutela del diritto d’asilo in un limbo progettuale che affida solo agli strumenti dell’emergenza la gestione della tutela dei diritti fondamentali di persone e famiglie in fuga da guerre e disastri ambientali, da persecuzioni politiche e religiose. L’Italia in Europa è chiamata – come ha sollecitato la Commissione parlamentare europea LIBE in questi giorni – a non considerare immediatamente come minaccia alla sicurezza interna e all’ordine pubblico l’ingresso di un alto numero di migranti alle frontiere esterne, ma a sollecitare un piano d’azione comune, come del resto è avvenuto in altri tempi della storia europea. Il rapporto UNHCR sollecita a rivedere ogni immatura politica dell’asilo affidata alla debolezza, alla straordinarietà o provvisorietà del sistema. Ancora di più. Il Rapporto invita a non rimandare l’impegno per un’azione culturale che aiuti a leggere questo straordinario incontro tra persone e famiglie e comunità che passa attraverso l’asilo, come un’opportunità interculturale per conoscere la condizione di vita economica, sociale e politica di tanti Paesi del mondo e i motivi di una fuga da questi Paesi, non sempre e solo legati alla povertà di un Paese, ma anche al suo sfruttamento economico, sociale e ambientale da parte di altri Paesi, magari gli stessi che chiudono oggi la porta o alzano nuovi muri.