Roma – Si è spento la sera di sabato 17 marzo, all’età di 87 anni, mons. Giuseppe Cacciami. Era ricoverato da alcune settimane presso la clinica de “I Cedri” di Fara Novarese, dopo l’aggravarsi del suo stato di salute. Da otto anni viveva con la sua famiglia dopo essersi ritirato da ogni incarico perché colpito da un male improvviso. I funerali si svolgeranno martedì 20 marzo alle 10,30 nella chiesa parrocchiale di Grignasco, dove era nato il 5 settembre 1924.
Mons. Cacciami era stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1947 nella cattedrale di Novara da mons. Leone Ossola, il vescovo della Liberazione della città, artefice della mediazione per il passaggio indolore dall’occupazione tedesca all’arrivo delle truppe partigiane il 25 aprile 1945. Un segno anche questo, per il giovane che, da seminarista, aveva già avuto modo di impegnarsi nella Resistenza. In questi quasi 60 anni di sacerdozio mons. Cacciami è stato protagonista attivo soprattutto nel campo del giornalismo e degli interventi di carattere sociale con particolare attenzione ai giovani. Giovane sacerdote ha iniziato il suo ministero pastorale nella sua Valsesia, prima a Grignasco (con una prolungata parentesi in Trentino per motivi di salute, poi superati) e quindi cappellano a Valmaggiore di Quarona. Consegue la licenza in Teologia alla Facoltà Teologica di Milano nel 1955 e supera il biennio di laurea in Teologia. Negli anni 1958-1963 frequenta i corsi di giornalismo e cinema all’Università internazionale Pro Deo e quelli di filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Intanto, nel 1953 arriva a Verbania, che diventerà la sua città di adozione, come vicerettore della Famiglia Studenti di Intra – una struttura di ospitalità per giovani – e assistente di G.S. Sono gli anni in cui diventa attivo protagonista della vita sociale verbanese anche iniziando una fruttuosa collaborazione con il settimanale diocesano fino a propiziare la nascita di una testata tutta dedicata a quel territorio, secondo la singolare caratteristica novarese che vede il giornale cattolico disseminato nella diocesi con nove testate “localizzate” e diverse. È “Il Verbano” che inizia a interpretare la zona che dai monti si affaccia sull’alto Lago Maggiore. Per volontà del vescovo Placido Maria Cambiaghi, desideroso di dare nuovo impulso alla stampa cattolica, Cacciami diventa direttore responsabile della catena dei settimanali diocesani nel 1964. Inizia il fecondo periodo condotto con la stretta collaborazione di don Germano Zaccheo, condirettore, divenuto vescovo di Casale Monferrato, e don Bartolo Fornara, amministratore dell’editrice che diventerà all’inizio degli anni ‘80 la Stampa diocesana novarese, poi subentrato allo stesso Cacciami alla direzione responsabile nel 2001.
Contemporaneamente all’attività giornalistica don Giuseppe non manca iniziative in campo sociale che lo portano alla riedificazione, all’ampliamento della Famiglia Studenti (di cui diventa direttore nel 1968) e infine alla sua trasformazione, mutate le necessità della città, ne “Il Chiostro”, centro di ospitalità per servizi non solo pastorali ma anche luogo di accoglienza per anziani e per gruppi, ristorante per lavoratori, riconosciuto centro di iniziative culturali per la città. Una città che, da un punto di vista più strettamente ecclesiale, lo vede, dal 1975 al 2001, dapprima come vicario foraneo di Intra, poi vicario territoriale del Verbano.
Sono anche gli anni in cui Cacciami (diplomato in giornalismo e critica cinematografica) promuove la stampa cattolica a livello nazionale e internazionale, facendole acquisire maggiore visibilità, peso, capacità di iniziativa e prestigio. A metà degli anni ’70 collabora alla nascita della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc) di cui è subito vicepresidente, per diventarne presidente dal 1980 fino al 1986. Nel 1989 è fondatore e primo presidente dell’agenzia giornalistica SIR. Successivamente diventa presidente nazionale del Consis. In quegli stessi anni è vicepresidente della Federation internationale de la presse d’église, quindi diventa membro della Commissione CEI per le Comunicazioni sociali, membro del Gruppo di lavoro per la promozione del sostegno economico della Chiesa italiana e consigliere nel Cda di “Avvenire”. Nel 1992 è ufficialmente nominato monsignore. Nel 1997 è nominato membro del Forum permanente della CEI per il Progetto culturale.
Nel nuovo secolo l’età la salute lo portano progressivamente a diminuire gli impegni e l’attività. Resta alla direzione dei settimanali diocesani novaresi, continuando a scrivere settimanalmente quella che è stata la sua storica e apprezzattissima rubrica: “Gli spilli”. Poi l’aggravarsi dello stato di salute gli impedisce anche questo appuntamento settimanale con i lettori. Lascia Verbania e torna in famiglia nella natia Grignasco. Mons. Cacciami, di cordialità ed intelligenza davvero fuori dal comune, ha saputo raccogliere apprezzamenti e riconoscimenti anche in campo civile ed anche provenienti da ambienti culturalmente lontani, con i quali ha sempre saputo mantenere un rapporto franco e dialettico, ma anche amichevole e rispettoso. Ne sono testimonianza, fra i tanti, l’onorificenza di Grande ufficiale al merito della Repubblica italiana, concessagli nel 1997 (dopo essere stato Commendatore dal 1986) e, tra i segni più graditi, la cittadinanza onoraria di Verbania nel 1998.
“Venerdì sera avevo tenuto le sue mani nelle mie”, racconta il direttore del SIR, Paolo Bustaffa: !ma forse era lui a tenere le mie mani nelle sue. Le mani di un prete ordinato nel 1947. Le mani sante di un prete. Le mani di un prete giornalista che ha dedicato tutta la sua vita alla comunicazione. Negli ultimi otto anni, quando un improvviso e imprevisto male aveva minato la sua fortissima fibra, reagiva alle domande sulla sua salute con una battuta diventata proverbiale: ‘Si lotta’”. Mons. Cacciami – sottolinea Bustaffa – “ha sempre lottato per la Verità. Con la sua intelligenza, la sua passione, il suo amore per i settimanali cattolici locali, per l’agenzia SIR nata dall’esperienza Fisc grazie alla sua intuizione condivisa e sostenuta dall’allora mons. Camillo Ruini, per il quotidiano Avvenire e per ogni iniziativa che riguardasse la comunicazione. Una lotta che lo ha visto, come l’apostolo Paolo, sempre e ovunque pronto a prendere la parola con la forza e la chiarezza che venivano da una fede vissuta e pensata ogni giorno, con grinta”.


