Immigrazione e anziani: un convegno in Belgio

Bruxelles- Come in molti altri paesi dell’Unione Europea, la presenza in Belgio di immigrati sembra caratterizzata ormai da un radicamento progressivo, in molti casi definitivo. Molti dei vecchi immigrati non tornano più in patria, per varie ragioni, legate alla presenza della famiglia, o alla rottura dei legami con il paese d’origine. Questo provoca un fenomeno poco conosciuto e trattato, quello degli immigrati anziani e delle conseguenze per loro di questa fase della loro esistenza, alla quale spesso non arrivano preparati.

 
E’ questo il tema di una conferenza-dibattito svoltasi nella sede del Parlamento della Regione di Bruxelles-Capitale, alla presenza di numerosi immigrati e rappresentanti di associazioni, provenienti soprattutto dall’Africa sub-sahariana (ex Congo belga, Ruanda e altri), ma anche dall’Italia, la cui principale immigrazione in Belgio risale ormai ai tempi del dopoguerra e del lavoro nelle miniere di carbone, e che quindi è molto interessata alla questione..
I problemi di questi immigrati anziani non possono essere affrontati solo dal punto di vista del trattamento della vecchiaia ma devono essere collegati alla specificità dei percosi migratori individuali, anche perchè spesso questi si sono svolti in condizioni estremamente difficili.
L’introduzione e la conclusione del dibattito sono stati affidati a due deputate regionali, anch’esse figlie di immigrati, Gisèle Mandaila e Fatoumata Sidibé, e le relazioni a socio-antropologi, economisti e anche responsabili di strutture di case di riposo e operatori in questo campo. Difficile riassumere in poche righe un dibattito profondo e ricco di implicazioni umane e sociali. Ecco alcuni dei punti principali.
I vari tipi di immigrati anziani: quelli arrivati giovani, e invecchiati in Belgio, sempre con la speranza di poter tornare un giorno in patria; quelli arrivati già maturi, per ricongiungersi alla famiglia; coloro che sono costretti a lasciare il loro paese per motivi politici, guerre e simili. Ciascuna di queste categorie ha dei problemi specifici.
La malattia degli anziani: difficoltà a comunicare per ragioni linguistiche o reticenze personali rispetto ai medici e al personale trattante, per motivi religiosi o culturali.
Preferenza per trascorrere la vecchiaia in famiglia, cosa spesso impossibile per la dissoluzione di questa o difficoltà economiche o logistiche.
La soluzione della casa di riposo comporta molti problemi: non viene accettata per motivi di tradizione (non si fa, non si abbandonano gli anziani), di differenze culturali (religione, abitudini alimentari, tradizioni), di costo. Poi: deve essere una casa di riposo aperta a tutti oppure riservata agli immigrati, come alcuni preferirebbero, a rischio di ghettizzazione?
Vi è anche un’impreparazione dei poteri pubblici, degli assistenti sociali e in generale del personale, a prendere in considerazione le caratteristiche specifiche dell’immigrato anziano, che non sono le stesse dell’anziano belga.
Molto interessante si è rivelato anche il racconto delle esperienze personali degli addetti a queste case di riposo e alla cura degli immigrati anziani, con una vivace illustrazione della vita quotidiana multilinguistica e multiculturale, dei progetti-pilota e delle iniziative e degli sforzi quotidiani per evitare i disagi di chi comunque si sente sempre spaesato e in un ambiene estraneo. (Gianluigi Comini)