Permessi di soggiorno più lunghi e meno cari

Milano – Permessi di soggiorno più lunghi e a costi minori per gli immigrati. Sarebbero queste le linee guida del decreto del Governo per rivedere la tassa di soggiorno a carico dei migranti, prevista dal decreto Maroni-Tremonti ed entrata in vigore il 30 gennaio. In particolare, l’esecutivo prevede di raddoppiare la durata dei permessi, cui corrisponderà un risparmio per i richiedenti. Ad esempio, il contributo è fissato in 80 euro per i permessi di durata compresa tra tre mesi e un anno. Raddoppiando la durata di validità dei documenti (che diventa da sei mesi a due anni), lo straniero risparmia la metà dell’importo dovuto. Lo stesso vale per i 100 euro pagati da chi chiede il permesso di durata compresa tra uno e due anni. Accanto all’aspetto economico, i tecnici dei Ministeri di Interno ed Integrazione si sono impegnati a spingere sull’informatizzazione delle procedure dei permessi di soggiorno e delle domande di cittadinanza per renderle più celeri e meno burocratiche, con risparmio anche per l’amministrazione dello Stato oltre che per l’immigrato. Di immigrazione, ha parlato ieri anche il Ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, in audizione alla commissione Affari Costituzionali del Senato. Riferendosi proprio alla tassa di soggiorno, Riccardi ha confermato il proprio impegno “per trovare una soluzione equilibrata”.

 
“Con il Ministro Cancellieri – ha aggiunto – siamo d’accordo per eliminare tutte quelle norme vessatorie, quei ritardi inspiegabili, quelle lentezze burocratiche che rendono umiliante per gli stranieri la richiesta di permessi, certificati e documenti”.
Riccardi ha anche lanciato l’allarme legato a circa 600mila permessi di soggiorno rilasciati tra il 2009 e il 2010 per motivi di lavoro o di famiglia che, secondo la Caritas, non sarebbero stati rinnovati. “Mi auguro – ha aggiunto il ministro – che parte di queste persone siano tornate nel loro Paese, ma una percentuale non trascurabile, che si può stimare intorno a 350mila persone, rischia di finire nel circuito dell’irregolarità. Il problema dell’immigrazione – ha ribadito – non deve diventare emergenza, ma deve essere affrontato nella logica della stabilità di queste presenze, della compatibilità e dell’integrazione”. Annunciando che, presto, farà visita, con il Ministro dell’Interno, ai Cie (“Sono una risposta solo parziale al problema, vogliamo verificare a fondo non solo la loro funzione, ma anche la vivibilità del loro ambiente”), Riccardi è tornato sul tema della cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia.
“Noi siamo convinti che la riflessione debba maturare in Parlamento – ha ricordato ai senatori –. Non è responsabilità di questo governo, farsi carico di questo processo. Ma ritengo che sarebbe necessario arrivare a qualche risultato e come Ministro credo che bisogna fare presto perché deve esserci una maturazione nel Paese e la mia percezione è che tale maturazione stia avvenendo”. (P. Ferrario – Avvenire)