Messina – Gli stranieri a Messina sono sempre di più, sono per la maggior parte donne ed aumentano anche i minori. Provengono soprattutto dall’Asia, con in testa Sri Lanka e Filippine, anche se a livello provinciale è la Romania il Paese che offre il maggior contributo in termini di residenti stranieri. Lo dicono i numeri, i freddi numeri che ogni anno, con preziosa puntualità, ci vengono forniti dal Dossier statistico immigrazione, giunto alla 21esima edizione, realizzato dalla Caritas diocesana e dall’Ufficio Migrantes. Ma i numeri non sono tutto. Anzi, sono nulla se non si entra nell’ottica delle idee che “gli stranieri non sono numeri, ma persone”. Lo hanno ribadito quasi tutti gli intervenuti al convegno “L’immigrazione… che non si dice”, grazie al quale venerdì mattina l’auditorium “Monsignor Fasola” è stato riempito soprattutto da giovani studenti.
I dati, dunque, diventano utili solo se vengono considerati punto di partenza, strumento fondamentale per adottare politiche di integrazione che troppo spesso sono rimaste solo sulla carta, se non nell’aria con parole portate via dal vento. Dal Dossier viene fuori che all’inizio del 2011 i cittadini residenti nella provincia di Messina sono stati 23.550, il 16,6 per cento del totale regionale
(terzo posto dopo Palermo e Catania).
L’incremento rispetto all’anno precedente è stato di 2.496 unità, pari all’11,9 per cento.
Se si considera la presenza registrata nel 2002 (9.312 residenti), il dato è più che raddoppiato.
A Messina, in particolare, vivono 9.713 cittadini stranieri (il 41,2 per cento del totale provinciale), con un’incidenza totale della popolazione comunale pari al 4 per cento. A livello comunale l’incremento rispetto all’anno precedente è dell’11,1 per cento.
L’incidenza è maggiore nei comprensori di Taormina e delle isole Eolie, lì dove ci sono maggiori opportunità lavorative. Il dato più alto si ha a Lipari con il 6,9 per cento, a Taormina è del 6 per cento.
Per quanto riguarda la ripartizione per genere, il comune di Messina vede una prevalenza delle donne (53 per cento) sugli uomini (47). “Questo dato – osserva l’ufficio Migrantes, diretto da Santino Tornesi – consegna al comune messinese un valore aggiunto da spendere nella progettazione dei percorsi di integrazione. Si tratta di una vera e propria forza dormiente da utilizzare nelle sue capacità di mediare e accogliere. Questa grande risorsa, invece, rischia di subire la perpetuazione dell’assenza dei diritti o, peggio, della vulnerabilità, della discriminazione e dello sfruttamento a carattere sessuale”.
Ragionamento analogo può essere fatto per i minori stranieri: in città risultano essere 1.979, rappresentando il 20,4 per cento dei residenti. Dato che ripropone la necessità di intervenire con politiche di inclusione e di cittadinanza, che coinvolgono i minori e le scuole di appartenenza.
Arrivano conferme dall’analisi delle provenienze dei cittadini stranieri residenti a Messina: a livello continentale in testa c’è il l’Asia con il 60 per cento, seguita dall’Europa (24,5), dall’Africa (12,4), dall’America (2,7) e dall’Oceania (0,4). I migranti provengono da 104 Paesi differenti, dei quali i primi dieci (che rappresentano l’87 per cento del totale) sono Sri Lanka, Filippine, Romania, Marocco, Cina, Polonia, Kosovo, Ucraina, Senegal e Albania.
Secondo l’ufficio Migrantes è centrale il ruolo dell’istituzione scolastica quale principale luogo di socializzazione.
Nelle scuole della provincia messinese sono 3.056 gli studenti con cittadinanza non italiana, che rappresentano il 3,2 per cento di tutta la popolazione scolastica (anche in questo caso l’incremento è dell’11,1 per cento rispetto all’anno precedente). Tra le 78 diverse nazionalità presenti nel territorio in testa c’è la Romania, che è il Paese più rappresentato a livello provinciale come stranieri residenti (23 per cento).
Distinguendo i diversi gradi scolastici, la ripartizione è la seguente: 542 nella scuola dell’infanzia, 1.207 nella scuola primaria, 697 nella scuola secondaria di primo grado, 610 nella scuola secondaria
di secondo grado.
Uno dei temi più delicati, quando si parla di immigrazione, è quello del lavoro. E ciò a causa la concezione obsoleta e preconcetta secondo cui lo straniero toglie lavoro all’italiano. L’ufficio Migrantes parla di “sindrome da invasione”, ma è un’invasione “solo presunta”. In realtà si tratta di “una necessità della nostra economia”.
La provincia di Messina è al quarto posto per numero di immigrati presenti nel mercato del lavoro siciliano ed il primo settore lavorativo è quello dei servizi, che copre il 63 per cento degli occupati. “l più delle volte – ha sottolineato Tornesi – lo straniero svolge lavori che l’italiano non vuole più fare”. Con due risultati “estremi”, se vogliamo. Gli stranieri “costano” 10,5 miliardi e garantiscono benefici per 12 miliardi, contribuiscono per l’11 per cento al Pil e senza di loro, di fatto, il nostro Paese non riuscirebbe a pagare le pensioni a tutti. Ma gli immigrati pagano anche lo scotto maggiore: nel 2011 sono stati 120 mila gli infortuni sul lavoro, con 138 morti bianche. (Gazzetta del Sud-Messina)


