Roma – “Profondo dolore” e “cordoglio” per le vittime della recente sciagura della nave Concordia, “l’apprensione fiduciosa per i dispersi”, e la nostra vicinanza a quanti hanno vissuto ore di terrore e di pericolo”, è stata espressa questo pomeriggio dal card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana aprendo i lavori del Consiglio Episcopale Permanente che si svolgerà fino al 26 gennaio.
“Come sempre in circostanze di grave difficoltà – ha detto il card. Bagnasco – si sprigiona nei più un mare di dedizione, coraggio, altruismo. Per tutti preghiamo perché la consolazione e la forza di Dio raggiungano ogni cuore”.
Nella sua prolusione di 11 pagine il presidente dei vescovi italiani ha parlato di diversi aspetti.
“Non si può non ammettere – ha detto iniziando la sua prolusione – che molto di quello che passa come spirito del tempo o come valori, in realtà è il prodotto delle industrie dell’intrattenimento e del consumismo. È appena sufficiente tuttavia entrare in contatto vivo col tessuto delle parrocchie ed immergerci tra la gente cosiddetta comune – che lavora per vivere e ha preoccupazioni che si direbbero prosaiche e invece sono semplicemente normali – per ricavarne l’impressione che ancora ci sono davvero i valori cristiani. Se poi si allarga lo sguardo, e vi si includono molti dei nuovi arrivati, ossia i fratelli provenienti dall’Est europeo o dall’America Latina, dall’Africa o dall’Asia, dall’Oceania, si coglie immediatamente la ricerca del cibo spirituale più sostanzioso, quello che consente le lunghe traversate e aiuta a preservare la fede”.
“Senza mitizzare alcunché – ha spiegato il card. Bagnasco – è onesto riconoscere che il ritorno ad atteggiamenti più semplici e discreti non significa approdo ad una fede destrutturata o magica, ma è motivo di riflessione più aperta e meno pregiudiziale da parte di una certa modernità artificiosa. Non perché i grandi media ignorano questo fenomeno, noi possiamo a nostra volta svalutarlo o consentire che esso sia trascurabile agli occhi dei nostri amati sacerdoti. Occorre stare attenti a non creare ingiustificate classificazioni che generino – di fatto – complessi di autoemarginazione o di inadeguatezze che tali sono per sguardi semplicemente troppo umani”.
Il presidente della Cei ha poi parlato della solitudine delle famiglie “ma anche a quella espressa da un popolo. Emerge così il problema – ha sottolineato – anche dello status dei bambini di immigrati che vedono la luce nel nostro Paese, e che frequentano la scuola fianco a fianco dei nostri bambini, avviati insieme nell’unico sentiero della vita”.
All’ordine del giorno del Consiglio Permanente della Cei anche la nuova configurazione della Fondazione Migrantes e l’attribuzione delle nuove competenze sulla pastorale della navigazione aerea e marittima.


