Trento – Oltre alle celebrazioni in ogni parrocchia, nella diocesi di Trento ogni anno si sceglie una comunità in cui la presenza di immigrati è elevata per celebrare la Giornata in maniera solenne. Quest’anno è stata scelta la parrocchia di San Giuseppe nella città di Trento. La comunità parrocchiale e la Pastorale per le migrazioni (Migrantes) si sono mosse per preparare insieme la celebrazione. Ogni parrocchia della città è stata invitata a partecipare, invitando specialmente gli immigrati alla Festa. Alcune associazioni che operano nel campo della migrazione hanno dato la loro collaborazione.
La celebrazione è iniziata con una sfilata per la via principale che porta alla chiesa di S. Giuseppe: apriva il corteo una grande bandiera della pace sorretta da bambini figli di famiglie immigrate, seguivano i gagliardetti delle comunità trentine emigrate nei vari paesi del mondo, quindi le bandiere di molti popoli presenti a Trento. Sul piazzale antistante la chiesa un balletto di giovani albanesi ha salutato tutti i partecipanti. In chiesa il saluto ufficiale è stato dato dal sindaco della città Alessandro Andreatta, con parole ispirate all’accoglienza e alla fruttuosa convivenza che si sta vivendo a Trento.Gli ha fatto eco l’assessore provinciale alla convivenza e solidarietà internazionale Lia Beltrami, che ha ricordato specialmente il lavoro che si sta facendo per l’accoglienza e inserimento nella comunità dei richiedenti asilo presenti nella Provincia di Trento.
La Liturgia della Parola è stata introdotta da una processione significativa: sono state portate sull’ambone molte bibbie in lingue diverse, che i migrati tengono come tesori che si sono portati da casa come preziosi compagni di viaggio.
La celebrazione eucaristica è stata animata da canti, preghiere e gesti espressivi per indicare la bellezza della fede e la gioia di essere tutti un unico popolo di Dio.
Molto coinvolgenti le parole del Vicario generale della diocesi Lauro Tisi che ha presieduto la celebrazione. Ha ringraziato i migranti per la loro visione della vita, basata sui valori della famiglia e della relazione con il prossimo, sulla voglia di vivere con speranza anche in mezzo a tante difficoltà.
Infatti ha detto: “Nel Vangelo di oggi, protagonisti sono gli sguardi. Quando siete arrivati in mezzo a noi non sempre avete incontrato sguardi positivi. Grazie fratelli immigrati, perché ci insegnate che la vita dell’uomo dipende dagli sguardi e che se uno sguardo buono può mettere in piedi un uomo, uno sguardo cattivo lo può uccidere. Nel Vangelo di oggi i discepoli vanno a vedere dove Gesù abita. Tante volte voi avete il problema di trovare casa. L’alloggio è un problema drammatico. Ma tante nostre case sono abitate solo in apparenza, sono diventate non-luoghi, non-case: c’è sì lo spazio delimitato dai muri, ma non il calore degli affetti. La speranza che avete nel futuro ci provoca a investire nelle relazioni, perché solo le relazioni sono case.
Per noi e per voi oggi arriva una buona notizia, Dio ci visita nell’umanità di Gesù. Egli è la nostra casa, Lui che come voi ha conosciuto l’esilio, il non aver casa, e ha compiuto il suo capolavoro d’amore morendo fuori dalla porta della città.”


