Seriate – Una festa dove la diversità è stata trasformata in ricchezza. È questo lo spirito che ha caratterizzato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato organizzata ieri pomeriggio all’oratorio di Seriate (BG), dopo la celebrazione della Messa.
Da mezzogiorno sino alla sera, centinaia di persone (almeno 300 al pranzo, ndr) hanno festeggiato insieme con danze, canti, cibi di 24 nazionalità differenti.
Sul palco si sono alternati cantanti filippini, ballerini latinoamericani, una sfilata di moda africana, musicisti romeni, tutti coordinati dal trio di presentatori seriatesi: Cleide, originaria del Brasile, Ali del Togo e Kristine dalle Filippine.
“La festa è uno dei temi diocesani dell’anno pastorale – ha detto don Massimo Rizzi, Direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi. È in queste occasioni che tutti ci riveliamo nel modo migliore”.
Protagonisti, infatti, sono stati proprio i cittadini di Seriate: oltre ai volontari della Caritas parrocchiale, hanno contribuito alla buona riuscita della manifestazione l’associazione “Seriate: recuperare il centro storico” e tanti migranti residenti nel comune.
In mattinata la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Francesco Beschi che nella sua omelia ha sottolineato che “la crisi attuale è crisi morale e spirituale. Per troppo tempo si è pensato – ha detto – soltanto ai valori di incremento economico, sottovalutando i beni non misurabili, come quelli spirituali e morali che garantiscono anche i beni materiali. C’è bisogno di amore, giustizia, riconoscimento di diritti e doveri, cittadinanza condivisa, condivisione non soltanto di lingue e culture ma di ciò che ci rende più umani. Soltanto così si farà fronte alla crisi e si darà un futuro ai nostri figli. Tanti bergamaschi soffrono per la crisi del lavoro, ma invito a non dimenticare le persone di altre nazioni toccate dallo stesso problema”. Riprendendo la domanda del Vangelo domenicale “Che cosa cercate?”, il vescovo ha detto: “è una domanda che in maniera chiara o nascosta facciamo alle genti di altri Paesi. La risposta non è difficile: cerchiamo sicurezza, salute, istruzione, casa, lavoro, futuro, il bene per i nostri figli. Sono beni ricercati da tutti gli uomini”, aggiungendo: che in questo momento storico “in cui vengono meno alcuni beni, come il lavoro, che sembravano sicuri, ci accorgiamo che non bastano i beni materiali. Abbiamo sottovalutato i beni morali e spirituali, che garantiscono i beni materiali. Questo lo dico agli italiani e alle persone provenienti da Paesi diversi dal nostro”.
La messa – come riferisce il quotidiano “L’Eco di Bergamo” – è stata animata in sette lingue (italiano, spagnolo, inglese, francese, portoghese, ucraino e tagalog, l’idioma delle Filippine), da danze africane e sudamericane, da tamtam e dai caratteristici strumenti sudamericani. Seguendo la liturgia africana, una donna portava sul capo un cesto contenente la Bibbia per consegnarla a un celebrante.


