Accogliere e condividere: l’esperienza di un sacerdote a fianco di fieranti e circensi

Treviso – Don Mirko Dalla Torre coniuga l’attività pastorale ordinaria con una certamente più originale. Oltre a essere parroco di Fossalta Maggiore e Cavalier, due piccole comunità parrocchiali in provincia di Treviso, al confine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, è infatti il responsabile per la pastorale dei fieranti e dei circensi della Migrantes per la Regione ecclesiastica triveneto, nonché per la propria diocesi, Vittorio Veneto.
Di fieranti e circensi se ne occupa da dieci anni, in pratica da quando era appena stato ordinato sacerdote: una missione, ma anche una passione trasmessagli da un altro sacerdote della diocesi, don Romualdo Baldissera.
Ma cosa significa pastorale dei fieranti e dei circensi? “Ci si occupa – risponde – di circhi e luna park. Ovvero si tratta di una pastorale della mobilità umana, per gli esercenti di spettacoli viaggianti
e circo. Ogni regione ecclesiastica ha un incaricato e in ogni diocesi vi dovrebbe essere un responsabile per queste persone, anche perché questo tipo di pastorale non può essere reclusa in una sola diocesi, visto che le carovane si spostano e andrebbero seguite nei loro spostamenti”.
“Lo scopo della nostra attività pastorale – continua – è annunciare il Vangelo di Cristo a gente che viaggia, come lo si ritrova in un versetto dell’episodio evangelico di Emmaus: ‘Gesù si accostò e camminava con loro’, che è stato anche il titolo di un nostro importante convegno. Quest’attenzione trova un grande punto di riferimento nell’impegno profuso da un sacerdote di Reggio Emilia, don Dino Torreggiani (1905-83), conosciuto come ‘apostolo delle carovane’, fondatore dell’istituto secolare dei Servi della Chiesa”.
L’attività pastorale con fieranti e circensi vive la precarietà che la loro professione comporta. I luna park hanno di norma un ciclo annuale di presenza in un territorio, come annuali sono le feste alle quali prendono parte. Più saltuaria è la presenza dei circhi, che spesso ritornano in una stessa diocesi solamente dopo alcuni anni. D’inverno invece, quando le carovane sono ferme, è il tempo privilegiato per catechismo e sacramenti.
“Marzo in particolare è il tempo per le cresime dei figli di chi lavora nel circo e nei luna park. Il loro numero, nella nostra diocesi, varia tra i 15 e i 30 cresimandi all’anno. Celebriamo anche una ventina di battesimi ogni anno”. Tra la primavera e l’autunno, quando riprendono i viaggi, l’attività
cambia. “La nostra missione – precisa don Dalla Torre – è fare apostolato nelle carovane, che si trasformano in piccole classi di catechismo con i bambini. Dalla festa di piazza in piazza alla festa con Gesù”. E si scopre che anche tra le giostre è possibile celebrare l’eucaristia: “Ogni anno a Oderzo, in occasione della fiera principale, celebriamo una messa sotto la giostra dell’autoscontro: nel 2011 l’ha celebrata il nostro vescovo Corrado Pizziolo. Il quale non manca mai di salutare il campo sosta della carovana nemmeno in occasione dell’annuale fiera di Vittorio Veneto”.
Purtroppo, prosegue il sacerdote, c’è una generale ignoranza sulle vite di fieranti e circensi, e gli stereotipi sono spesso favoriti dai media che abusano dell’etichetta di “giostrai”. “Quasi sempre le
persone che nei servizi giornalistici vengono definite giostrai nella realtà nulla hanno a che fare con le giostre e le famiglie che vi lavorano. Allo stesso modo, si tende a confondere i fieranti con gli zingari: se è vero che alcuni giostrai sono sinti, è altrettanto vero che la maggior parte delle persone che lavorano nei luna park e nei circhi non lo sono. Si tratta invece d’intere dinastie di famiglie, perché questo è un tipo di lavoro che si tende a tramandare
all’interno dello stesso nucleo familiare”.
Come uscire da questi stereotipi? “Facendo conoscere queste realtà. Accogliere, conoscere e condividere la loro vita, questo è quello che noi facciamo. E devo dire che, come esperienza personale, entrare in una carovana è come entrare in una famiglia, ci si sente accolti. Si scopre gente che lavora, che fa fatica, che manda i figli a scuola, come tutti, e che ha la preoccupazione di dover fare loro cambiare spesso scuola”.
Tra le difficoltà vi è quella di trovare piazzole di sosta, mentre il circo ha il grande problema degli spazi per gli animali: “Ma tutte queste cose devono passare in secondo piano perché durante gli spettacoli si deve sorridere e fare contenti gli altri”.
Come si concilia la gestione di una parrocchia e la pastorale di chi viaggia? “Facciamo quel che si
può – conclude don Dalla Torre – ma nella nostra diocesi per fortuna c’è un gruppo di laici che s’impegna in questa attività durante l’anno e c’è una commissione di lavoro. Utilizziamo il catechismo dell’Ufficio per la pastorale dei fieranti e circensi della Migrantes e si lavora su schede di lavoro. Stiamo preparando un piccolo quaderno operativo studiato apposta per la preparazione ai sacramenti di chi segue gli spettacoli viaggianti. Abbiamo anche composto un inno per bambini, che s’intitola ‘Sei la nostra gioia’”. (Emanuele Cenghiaro – SIR-Migrantes)