Torino – “Il Natale è una festa di pace e di comunione, ma anche di impegno e di responsabilità. Di fronte a situazioni come queste si deve ribadire l’urgenza di una sistemazione dignitosa, che va trovata con l’impegno di tutte le componenti della società, a cominciare dalle istituzioni, e insieme alle associazioni, al volontariato, alla comunità cristiana e civile”.
Con queste parole l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha chiesto alle istituzioni torinesi di dare risposta alla condizione di estremo disagio vissuta dai rom che abitano nelle baracche dei campi abusivi a ridosso del fiume Stura, nella periferia nord del capoluogo piemontese.
L’arcivescovo ha visitato e incontrato ieri gli abitanti di quattro campi nomadi torinesi: i due accampamenti autorizzati di via Lega e di via Germagnano, dove da anni abitano i sinti piemontesi e i rom slavi, e le due baraccopoli a ridosso della discarica di Basse di Stura e del vicino torrente, dove nell’ultimo decennio hanno trovato riparo centinaia di rom rumeni.
“È molto importante – ha sottolineato mons. Nosiglia, rivolgendosi ai rom di Lungo Stura Lazio – che nella ricerca di una sistemazione adeguata siate coinvolti dalle istituzioni, Comune, Provincia e Prefettura, perché non si parli sempre e solo di voi senza che sia tenuto conto di ciò che ritenete importante fare, con responsabilità, per costruire una vita più dignitosa, dove diritti e doversi si intersechino insieme”.
Già un anno fa l’arcivescovo, pochi mesi dopo il suo arrivo a Torino, aveva voluto far visita ai campi, il giorno di Santo Stefano.
“La situazione – ha fatto notare mons. Nosiglia – non è molto cambiata rispetto ad allora. C’è un problema di numeri, perché a Torino i rom sono molto numerosi, e forse bisognerebbe cercare, insieme ai sindaci dell’area metropolitana, di spalmare la popolazione rom anche nei comuni della cintura”.
Rivolgendosi ai giornalisti presenti, l’arcivescovo ha richiamato i media “alla loro responsabilità, nel far crescere una cultura che veda nei rom una componente della nostra società, che esiste e a cui bisogna cercare di dare delle risposte adeguate”.
Rivolgendosi ai giornalisti presenti, l’arcivescovo ha richiamato i media “alla loro responsabilità, nel far crescere una cultura che veda nei rom una componente della nostra società, che esiste e a cui bisogna cercare di dare delle risposte adeguate”.
“È importante – ha aggiunto mons. Nosiglia – che cresca una mentalità di accoglienza e disponibilità che, superando i pregiudizi, aiuti a dialogare con questo popolo, affinché da una parte i rom possano accettare le regole del vivere democratico, e dall’altra abbiano la possibilità di esprimere la loro tradizione e la loro cultura all’interno di una convivenza che unisca le diversità, che non rappresentano soltanto problemi, ma anche risorse”.
Tornando sui temi contenuti nel documento sulla questione rom, presentato la scorsa settimana, dopo l’episodio di violenza contro il campo abusivo della Continassa di sabato 10 dicembre, mons. Nosiglia ha rimarcato che “in attesa di una sistemazione definitiva per gli abitanti dei campi nomadi abusivi di Torino, per cui si attendono ancora i finanziamenti necessari, occorre sin da subito che le istituzioni risolvano alcuni aspetti concreti che riguardano la vita degli abitanti dei campi abusivi”. Nelle baraccopoli lungo la Stura manca tutto, a cominciare dalle fognature e dall’acqua corrente; i bambini giocano tra la sporcizia e i topi. “Trovare una sistemazione dignitosa è una sfida che una città capace di solidarietà come Torino può accogliere, diventando un esempio per l’Italia intera – ha detto l’arcivescovo –. Si tratta di un primato a cui la città deve tendere”. Mons. Nosiglia ha poi raccomandato che i bambini rom continuino a frequentare la scuola, perché “l’istruzione è decisiva per l’integrazione, non solo quella elementare ma anche quella professionale, affinché i giovani rom si avvicinino a nuovi mestieri”. (SIR)


