Torino – “Di fronte al grave episodio di intolleranza violenta e razzista che ha segnato la periferia di Torino mi sento umiliato e ferito, sia come cristiano, membro di una comunità che vanta nella sua storia la testimonianza dei Santi sociali, sia come cittadino di una città dove migliaia e migliaia di persone operano ogni giorno con grande generosità e gratuità verso poveri, gli immigrati e gli stessi rom nei vari campi – come io stesso ho potuto constatare nel corso delle mie visite e dei miei incontri con loro”.
A parlare è mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino dopo l’attacco ad un campo rom di Torino, quello della Cascina Continassa, a pochi passi dallo stadio della Juventus.
Il fatto dopo che una ragazza aveva denunciato di aver subito uno stupro. Il fratello, dopo averla soccorsa per strada, aveva fatto credere che i responsabili della violenza fossero due rom del vicino campo abusivo. Ma in realtà la ragazza non era stata stuprata: aveva mentito per vergogna. Una bugia costata cara, che ha fatto partire la caccia al rom. Sabato sera, prima che la sedicenne torinese ammettesse ai Carabinieri di essersi inventata lo stupro, un corteo di circa 500 persone, formato da alcuni abitanti del quartiere Vallette, alla periferia nord di Torino, e da alcuni gruppi di ultras, hanno assaltato il campo nomadi
Durante la fiaccolata, indetta all’indomani di quello che si è poi rivelato un finto stupro per “ripulire la Continassa” – come recita il volantino recapitato nei giorni scorsi nelle buche delle lettere dei condomini della zona –, alcune persone si sono staccate dal corteo e hanno appiccato il fuoco alle baracche e alle roulotte, mentre la gente che si trovava all’interno del campo, tra cui donne a bambini, scappava dalle uscite laterali.
“Episodi come questi – afferma mons. Nosiglia – ci sollecitano a un supplemento di impegno per non arrenderci. Dobbiamo continuare a educare alla legalità, all’accoglienza e al rispetto di tutte le comunità e le persone, anche quelle che hanno una cultura, una religione, un’etnia diverse dalla nostra; continuare a compiere gesti concreti che abbiano lo stile e il segno della civiltà e della ragionevolezza. Non è con l’intolleranza, con la divisione, con la violenza gratuita e immotivata che possiamo dare delle risposte al disagio e alla paura. Non è rinunciando alla ragione, ma cercando la verità dei fatti che riusciremo a superare i problemi e i conflitti che pure esistono”.
“È nei nostri rapporti quotidiani con il vicino di casa, con il collega di lavoro, a scuola, che siamo chiamati – spiega il presule – a testimoniare questi valori di rispetto e accoglienza. I comportamenti come quelli dei giorni scorsi riportano la nostra società indietro di secoli, ci allontanano da quella ‘cultura’ cristiana e civile del nostro popolo che faticosamente, ma con fiducia dobbiamo continuare a costruire insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Il Natale che ci prepariamo a celebrare ricorda, anche a chi non crede, che Gesù nasce povero e straniero. E però la sua parola, la sua stessa vita sono diventati un messaggio universale di fraternità!”.
Mons. Nosiglia si augura e chiede che queste famiglie, rimaste senza un luogo dove abitare e “senza tante delle povere ma importanti cose che avevano con sé, possano trovare una soluzione alle loro concrete e urgenti necessità, con l’impegno delle comunità cristiane del territorio, delle istituzioni, di Migrantes e della Caritas, delle associazioni impegnate in questo settore e di ogni cittadino sensibile alle necessità del suo prossimo”.


