Milano – “ Non è vero che Milano è una città fredda, stiamo avendo un grande successo con una pièce che parla di degrado ed emarginazione, che propone uno sguardo crudo, ma profondamente umano”. Alessandro Gassman dopo ben 200 repliche in tutta Italia è arrivato a Milano con Roman e il suo cucciolo, premiato nel 2010 agli Ubu come miglior spettacolo dell’anno. Fino al 27 novembre è al Teatro Franco Parenti come attore, regista e produttore (col Teatro Stabile del Veneto, di cui è direttore) del testo di Reinaldo Povod, un dramma ‘forte’ per temi e linguaggio, originariamente ambientato nella comunità cubana del Bronx e portato al successo da Robert De Niro. Qui, invece, siamo alla periferia di Roma, popolata da romeni e italiani ai margini della società.
“Una periferia degradata e disperata che è uguale in tutte le città, anche a Milano” spiega Gassman che rinuncia al glamour, nei panni di uno spacciatore romeno, violento e semianalfabeta che, però, sogna un riscatto per il figlio adolescente (il bravissimo Giovanni Anzaldo) che invece finirà vittima dell’eroina. Roman e il suo cucciolo sta per diventare anche un film, diretto dallo stesso Gassman, primo ciak il 5 marzo a Latina.
“A noi piace aprire una discussione teatrale e civile sui temi importanti – spiega l’attore, che supporta Amnesty International – dalla pena di morte con La parola ai giurati,
a quello dell’integrazione. Milano è una città colta, preparata, molto più di Roma, presenta una varietà di proposte notevole nei suoi teatri e c’è spazio per la riflessione”. In Italia, ricorda l’artista, solo i romeni sono 1.400.000, senza contare tutti gli altri stranieri. “Certo, ci sono i casi estremi e pericolosi, ma la stragrande maggioranza di loro lavora e permette al nostro Paese di andare avanti. Meritano una vita dignitosa” si infervora Gassman che si domanda: “Possibile che i figli di extracomunitari che nascono in Italia non possano avere la cittadinanza? Nella classe di mio figlio che ha 13 anni, sono la maggioranza e certi sembrano più italiani di noi”. Insomma “una delle sfide più difficili sarà quella di imparare a vivere in una società unita nella pluralità, ponendo come base la nostra umanità”. Gassman, che vedremo per le feste su Sky nella favola Un Natale per due con Enrico Brignano, spiega anche perché ha deciso di aggiungere una “n” al suo cognome. “In realtà sul mio passaporto c’è già segnato Gasmann. Era stata mia nonna, nell’epoca fascista, a togliere una ‘n’ per renderlo meno ebreo. Ma con la ventata di razzismo che sento, ho deciso di ripristinarle ufficialmente”. (A. Calvini – Avvenire Milano).


