Cremona: presentato il “Dossier Statistico Immigrazione”

Cremona – Nella provincia di Cremona gli immigrati regolari sono 39.750 ai quali bisogna aggiungere un 10% di irregolari, per cui il numero complessivo arriva a poco meno di 45.000 unità. Sono il 10,9% della popolazione totale, ben superiore alla media nazionale che si attesta sul 7,5%, a Cremona città, invece, la percentuale è ancora più alta toccando il 12,7%: in otto anni c’è stato un aumento del 198,4%. I minori stranieri in provincia sono 10.849 di questi la metà sono ragazze e oltre 7.200 sono nati in Italia. I lavoratori, invece, sono oltre 14.000, un dato destinato a crescere visto che finora ben il 44,68% dei nuovi assunti non è italiano. Infine 658 stranieri “cremonesi” hanno chiesto la cittadinanza italiana. Come indice di integrazione la provincia lombarda si situa al quinto posto con 47 immigrati su 100 che hanno la possibilità e le capacità di integrarsi facilmente. Sono questi alcuni dati offerti da mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, durante la presentazione del 21° Dossier statistico immigrazione curato da Caritas e Migrantes. L’incontro si è svolto nel palazzo comunale di Cremona sabato scorso alla presenza del Vescovo mons. Dante Lafranconi, del Sindaco Perri e di don Antonio Pezzetti, Direttore della Caritas diocesana, che a sua volta descritto l’accoglienza dei 115 profughi fuggiti dalla Libia.

 
Mons. Perego non solo illustra i dati del dossier, ma soprattutto, attraverso numeri chiari e inappellabili, dimostra che gli immigrati non sono un problema per il nostro paese, ma una risorsa. Basti pensare, infatti, che a fronte di 10,5 miliardi di euro spesi dallo stato per gli stranieri, quest’ultimi restituiscono, sotto forma di imposte e tasse, ben 12,5 miliardi di euro, con un guadagno per la collettività di 1,5 miliardi. Per non parlare poi della tasse sui permessi di soggiorno: su 120 milioni giunti nelle casse dello stato, solo la metà vengono utilizzati per le politiche sociali. In oltre 45 minuti mons. Perego ha illustrato il fenomeno migratorio con una serie di dati statistici puntuali ed estremamente illuminanti. Dati che non devono rimanere sulla carta, ma divenire il punto di partenza per politiche sociali veramente efficaci. Dai dati emersi, infatti, la società italiana sta cambiando, soprattutto nel mondo della scuola, ma anche sui posti di lavoro e perfino nelle comunità ecclesiali. Se nel 1861, anno dell’unità di Italia, gli stranieri erano 88.000 su una popolazione di 27 milioni (0,4%) oggi sono 5 milioni su 60 milioni di italiani (7,5%) e nel 2050 saranno 12.300.000 su 67 milioni di abitanti (18,4%). Nel piccolo centro di Baranzate, alle porte di Milano, i nati stranieri hanno ormai superato quelli italiani (51,2%), un po’ meno a Pioltello che si attesta al 49% di neonati immigrati e Rovato con il 48%. I bambini stranieri nati in Italia sono oltre 600.000 su 993.238 totali: anche questo dato è significativo ai fini della cittadinanza che è ancora negata a chi veda la luce nel nostro paese in una famiglia stabilmente residente.
Altro mito da sfatare la preponderanza dei musulmani: il 53,4% degli immigrati sono europei, soprattutto rumeni e albanesi, poi ci sono gli africani al 21,6%, gli asiatici in maggioranza cinesi e indiani al 16,8%, i latino americani all’8,1%. Il 61% risiede al Nord, il 25% al Centro e solo il 13% nel Meridione.
I dati sulla scuola sono altrettanto significativi perchè l’incidenza è sempre più crescente: siedono sui banchi dei nostri istituti 709.000 studenti stranieri con un’incidenza sulla popolazione scolastica totale pari a 7,9%.
Interessanti anche i dati sulla discriminazione. I più intolleranti appaiono i mass-media: l’86% degli articoli, infatti, associa l’immigrazione ad attività delinquenziali. Poi ci sono gli enti pubblici che spesso complicano la vita degli stranieri non solo con una burocrazia pesante, ma anche con la mancanza di informazioni dovute. Quindi il mondo del lavoro, poi i pubblici esercizi e infine la scuola che spesso non aiutano i bambini stranieri a mettersi al passo con i programmi.
Mons. Perego ha poi sottolineato gli ostacoli all’integrazione. Anzitutto la crisi economica che sta tagliando enormemente i fondi per le politiche sociali, poi la chiusura della popolazione italiana (6 connazionali su 10 pensano che gli stranieri siano criminali) e infine le disposizione restrittive dello stato. Il 70% degli immigrati, invece, assicura di trovarsi bene nel nostro paese, una percentuale ben più elevata di quella registrata in Germania, Francia e Svizzera.
Per mons. Perego occorre, poi, puntare sui ricongiungimenti familiari: secondo il dossier gli immigrati singoli delinquono ottanta volta di più rispetto a quelli che hanno una famiglia in Italia! La famiglia, in ogni caso, contribuisce alla stabilità e alla crescita sociale.
I dati sulla fede religiosa: i cristiani stranieri sono il 53,9%, i musulmani il 32,9%, gli appartenenti alle religioni orientali il 5,8% e gli altri 7,4%. Su 2000 catecumeni che l’anno passato sono diventati cristiani, circa 1800 erano stranieri.
Altro tema caldo il lavoro. Quattro immigrati su dieci non hanno una qualifica e spesso sono sfruttati e mal pagati: il 15,9% degli infortuni hanno come protagonisti proprio loro.
Infine le rimesse: se nel 2005 gli stranieri hanno mandato nella loro patria 3,9 miliardi, nel 2010 sono stati 6,6 miliardi. È un elemento importante anche questo perchè si tratta di uno strumento di cooperazione internazionale seppure indiretto. La ricchezza, infatti, trasferita in quelle terre così povere contribuisce a risollevare i consumi e quindi l’economia globale.
“Questa è la diagnosi, ora tocca noi amministratori partire da qui per costruire politiche sociali adeguate”, ha detto il sindaco di Cremona alzando il volume del Dossier e mostrandolo ai partecipanti. Perri si è detto entusiasta dell’occasione offerta all’intera cittadinanza, ha ringraziato la Caritas e la comunità ecclesiale per la collaborazione instaurata con l’amministrazione cittadina a favore dei più bisognosi e ha lanciato un appello, assai importante in questi tempi di crisi: “Chi ha di più – ha precisato il primo cittadino – deve fare di più. Abbiamo il dovere di aspettare chi sta indietro!”.
Mons. Lafranconi si è detto contento di essere presente all’appuntamento: “La nostra presenza qui oggi è un gesto simbolico importante perchè vuol dire che le persone straniere ci stanno a cuore. Sull’esempio di S. Omobono dobbiamo sempre collaborare insieme, soprattutto in questo momento in cui emergono delle situazioni nuove. Sono poi d’accordo con il sindaco quando dice che occorre guardare a chi non riesce a tenere il passo, per questo è necessaria una certa sobrietà: il voler possedere sempre di più conduce l’uomo all’insaziabilità e all’egoismo”.
È intervenuto quindi don Antonio Pezzetti, direttore di Caritas cremonese, che ha ricordato l’impegno della Caritas nell’accoglienza di 115 profughi fuggiti dal Nord Africa nei mesi scorsi. Appartenenti a 16 nazioni diverse stanno aspettando di poter ricevere il permesso di soggiorno umanitario. Vi sono quattro coppie con bambini che certamente riceveranno tale permesso, mentre gli altri dovranno essere ascoltati da una commissione ad hoc: già 25 sono stati ricevuti. Solitamente si riceve un diniego, ma ci si può appellarsi, con patrocinio gratuito, al tribunale, per cui i tempi di permanenza di queste persone si allungheranno di molto.
Dinanzi a questa situazione è stato istituito un tavolo di coordinamento presso la Prefettura al quale siedono tutte le istituzioni pubbliche. Don Pezzetti ha sottolineato il grande spirito di collaborazione subito instaurato con le autorità civili, ma anche con il mondo del volontariato. Da pochi giorni è stato avviato un progetto di formazione con il Comune che permette ad alcuni profughi di impegnarsi in lavoro socialmente utili come la raccolta delle foglie per le strade. Altri hanno collaborato con diverse associazioni per l’organizzazione di eventi e feste, altri con la Federazione Oratori e con il Centro Pastorale. Diversi, poi, sono intervenuti nelle parrocchie per delle testimonianze.
L’incontro si è chiuso con i saluti degli assessori comunali Ceraso (diritti alla cittadinanza) e Amore (Servizi Sociali).