Immigrazione: “l’inganno mediatico” che li vuole “brutti sporchi e cattivi”

Roma – Gli immigrati di oggi vengono visti e rappresentati dai media italiani, soprattutto le televisioni e i quotidiani, come “brutti, sporchi e cattivi”, molto simili “agli operai, sbandati e diseredati, che hanno animato le baraccopoli romane sul finire degli anni settanta, ma diversi nei linguaggi, negli idiomi, nelle aspirazioni e nelle provenienze geografiche”.

 
“L’inganno mediatico” sull’immigrazione è al centro del volume, presentato ieri sera a Roma, che si intitola appunto “Brutti, sporchi e cattivi. L’inganno mediatico sull’immigrazione”, (Ediesse edizioni), scritto dal giornalista Giulio Di Luzio, “uno studio sul ruolo dei media nella costruzione della figura, generalmente negativa, dell’immigrato”.
“Abbiamo trasformato l’accoglienza in sospetto e diffidenza – ha precisato Di Luzio -, mentre una legislazione cinica e persecutoria ha reciso ogni legame con la storia del popolo italiano. Il mondo della politica lancia proclami allarmistici, erige steccati e chiama l’informazione a un lavoro poco innocente sull’opinione pubblica”.
“L’idea dell’immigrato che i nostri mezzi di comunicazione veicolano, è un’idea grossolana, fuorviante e mistificatoria”, ha detto il sociologo Franco Ferrarotti: “gli stranieri in Italia – ha ricordato – riempiono oggi un vuoto demografico”, e per questo “costituiscono energie di cui abbiamo estremo bisogno”.
“Oggi come oggi, sul tema immigrazione considerato nell’ottica della comunicazione, siamo perdenti”, ha affermato Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico Immigrazione della Caritas Italiana e della Fondazione Migrantes. “Siamo perdenti – ha aggiunto – ma dobbiamo vincere questa battaglia. Le colpe non sono solo dei giornalisti. E’ vero, a volte sono un po’ pigri, a volte sono condizionati dai proprietari delle testate. Ma anche noi operatori del sociale abbiamo la responsabilità di aiutare i giornalisti a fare il loro mestiere, di non essere ripetitivi, di non dare notizie banali, noiose e scritte male”. Il giornalista pakistano Ejaz Ahmad ha ricordato l’uso abituale da parte della stampa di termini discriminatori o offensivi per gli immigrati, sottolineando come l’Italia sia “un Paese multiculturale ma non interculturale, perché manca ancora il dialogo tra le culture”.
In una intervista pubblicata nel volume, Laura Boldrini, portavoce dell’UNHCR (Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati”, definisce l’informazione italiana sugli immigrati “emergenziale, rivolta alla cronaca nera e sempre molto statica, non soggetta a mutamenti nel tempo”. Nella postfazione anche Oliviero Forti, di Caritas italiana, scrive, insieme al giornalista Emilio Fabio Torsello, che “ad aggravare la situazione c’è la tendenza tutta italiana alla semplificazione da parte della politica e un pubblico ormai abituato dai media a restare sulla superficie dei fatti”. (SIR)