Delemont – Dal 24 al 27 ottobre si è svolto a Delémont il Convegno nazionale per i missionari e gli operatori pastorali delle missioni cattoliche di lingua italiana (MCLI) in Svizzera, organizzato dalla Coordinazione nazionale delle MCLI, dall’Ufficio Migratio della Conferenza episcopale svizzera e dal Centro studi e ricerche per l’emigrazione (CSERPE) di Basilea.
Dal punto di vista dei contenuti, il Convegno intendeva dare continuità e sviluppo ai temi approfonditi l’anno precedente. Nel 2010 il Convegno “Essere chiesa nel segno delle migrazioni” aveva proposto una serie di Tesi teologico-pastorali per il cammino futuro delle missioni linguistiche in Svizzera, come strumento di dialogo e di confronto non solo tra gli operatori della pastorale migratoria, ma anche con i Vescovi e i rappresentanti dei diversi organismi della chiesa locale.
Il Convegno di quest’anno, dal titolo: “Multiculturalità nelle unità pastorali. Chance per l’evangelizzazione”, ha concentrato la sua attenzione su un argomento specifico, particolarmente importante per l’evoluzione delle missioni italiane nei prossimi anni, cercando di non perdere il collegamento con la visione teologico-pastorale delle Tesi e di applicarla a questo processo di trasformazione. Siamo, in effetti, di fronte a profondi cambiamenti che riguardano la chiesa cattolica in Svizzera nel suo insieme e in cui le missioni linguistiche, in quanto parte integrante delle strutture pastorali locali, sono coinvolte direttamente. Pur riconoscendo la specificità della pastorale migratoria, è necessario assumere insieme alle unità pastorali il compito di essere comunità cristiane vive, capaci di annunciare il messaggio evangelico agli uomini e donne di oggi.
La novità dei due convegni di Delémont del 2010 e del 2011 consisteva anche nella scelta di puntare sul dialogo diretto con rappresentanti delle diocesi, delle chiese cantonali (organismi pastorali e amministrativi) e di altre missioni linguistiche (spagnoli e croati), invitati a partecipare personalmente a questo laboratorio di scambio e di riflessione. Tra loro era presente anche il Vescovo ausiliare di Basilea, mons. Martin Gächter, delegato per la pastorale dei migranti della Conferenza episcopale svizzera. P. Tobias Keßler, missionario scalabriniano che lavora presso l’Institut für Weltkirche und Mission dell’Università St. Georgen di Francoforte, ha curato l’accompagnamento critico del Convegno di quest’anno, dando preziosi impulsi sia per quanto riguarda il metodo di lavoro che i contenuti. La relazione introduttiva, dal titolo “Evangelizzazione nella Svizzera multiculturale”, è stata tenuta dal Vescovo di Basilea, mons. Felix Gmür.
Nel mutato contesto sociale in cui la chiesa si trova a vivere oggi, il Vescovo ha delineato diverse forme di annuncio del Vangelo: proclamazione, convocazione, attrazione, irradiazione, contagio, essere lievito.
Ha ricordato che la missione si rivolge a chi ancora non ha conosciuto Cristo, a chi è credente e desidera approfondire la propria fede e, infine, a chi, pur essendo battezzato, ha dimenticato o messo da parte questo dono. Attualmente in Svizzera il terzo caso è il più diffuso e si può parlare soprattutto di nuova evangelizzazione. L’evangelizzazione passa sempre attraverso l’inculturazione del Vangelo. Oggi tuttavia, le persone, in particolare i giovani, vivono in un intreccio di culture diverse. È necessaria una “multi-inculturazione”, di cui la pastorale deve tener conto. Il Vescovo Gmür ha sottolineato che il Piano di sviluppo pastorale (PEP) della diocesi di Basilea tiene conto di questi complessi cambiamenti della società. L’azione pastorale richiede oggi la capacità di collaborare da parte di tutti (sacerdoti, religiosi, laici, operatori assunti dalla chiesa per i compiti pastorali e volontari). I coordinatori zonali delle MCLI hanno, poi, presentato brevi relazioni sul cammino percorso dopo il Convegno del 2010 e sul modo in cui le Tesi teologico-pastorali sono state recepite e sviluppate nelle rispettive realtà locali. Ne è risultato un quadro interessante. Nelle varie zone i missionari e gli operatori pastorali hanno dato vita a diverse iniziative: presentazione degli atti del Convegno del 2010 presso organismi della chiesa locale, incontri formativi zonali per i laici impegnati nelle MCLI, articoli su bollettini in lingua italiana, tedesca e francese, utilizzo delle Tesi per la programmazione pastorale. Dagli interventi sono emerse anche le varie forme di collaborazione già in atto tra missioni e parrocchie/unità pastorali.
Il secondo giorno del Convegno si è svolto secondo la modalità del forum di dialogo. Si sono susseguiti gli interventi dei rappresentanti delle diocesi di Basilea (dott. Odo Camponovo), Coira (mons. Luis Capilla), San Gallo (sig. Kaeser-Casutt) e Losanna- Ginevra-Friburgo (mons. Rémy Berchier), che hanno illustrato il processo di creazione delle unità pastorali nelle loro realtà locali. Ne è emerso che la riflessione sul ruolo delle missioni linguistiche e sulle modalità di cooperazione è, in effetti, ancora agli inizi o in fase di sperimentazione. Da questi impulsi hanno preso avvio anche i lavori nei gruppi, secondo le diocesi, in cui sono stati presi in considerazione alcuni modelli di collaborazione tra MCLI e parrocchie/ unità pastorali. Si trattava di modelli non elaborati direttamente dai missionari, ma che vengono proposti, discussi o anche già in parte attuati nei vari contesti cantonali o diocesani. Dai gruppi è emerso che è impossibile trovare un modello unico che vada bene per tutte le MCLI. Già le differenze linguistiche e culturali all’interno della Svizzera determinano cammini diversi di collaborazione. In generale si può constatare una sempre maggiore cooperazione ed un interscambio con le parrocchie/unità pastorali e con le altre missioni linguistiche. La riuscita della collaborazione dipende spesso dalle persone coinvolte. Per questo è essenziale curare la formazione sui temi della pastorale migratoria e la crescita di una spiritualità di comunione sia dei fedeli che degli operatori pastorali – nelle missioni e nelle parrocchie/unità pastorali. Nelle conclusioni del Convegno è stata ribadita l’importanza di continuare sulla strada del forum di dialogo, cercando di favorire ulteriormente la partecipazione dei rappresentanti delle istanze ecclesiali cantonali e diocesane, proprio perché ci sta cuore l’impegno comune dell’evangelizzazione nel contesto della chiesa in Svizzera. (L. Deponti/CSERPE


