Brescia – A un anno dalla gru, a differenza di chi ha, forse, qualche interesse nell’affermare il contrario, le cose sono cambiate. Il contenuto della protesta degli immigrati (il reato di clandestinità non deve ostacolare la concessione del permesso di soggiorno a colf e badanti) è stato accolto. I diritti degli immigrati sono la vera sfida di oggi. Per acquisire tutti i diritti, un immigrato in Italia deve diventare cittadino italiano, ma la cittadinanza dovrebbe essere una scelta libera e non vincolata all’accesso ai diritti.
“Non si deve – spiega padre Mario Toffari, Direttore dell’Ufficio Migrantes di Brescia – diventare italiani per avere diritti che spettano a tutti. Io ero in Germania da cinque anni e ho votato alle amministrative per il Comune di Colonia senza prendere la cittadinanza tedesca. I diritti vanno riconosciuti al di là della cittadinanza”.
L’auspicio è quello di estendere a tutti i lavoratori gli stessi diritti dei cittadini europei senza l’obbligo di cittadinanza. Siamo lontani dal concepire il rispetto dei diritti civili, sociali e religiosi, anche perché spesso ci nascondiamo dietro il principio di reciprocità.
“Bisogna estendere i diritti e i doveri. Persone che vivono da tempo un territorio hanno il diritto di eleggere chi li rappresenta o avere una forma di partecipazione. Ci sono anche sentenze infinite sulle discriminazioni in ambito scolastico e lavorativo: un lavoratore oggi se perde il lavoro, perde il permesso di soggiorno”. Servono anche delle intuizioni. La Chiesa tedesca, per esempio, nominò Toffari amministratore parrocchiale (di fatto con gli stessi diritti e doveri di un parroco) perché il Concordato sulla carta non permetteva a un cittadino straniero di diventare parroco di una parrocchia. “I diritti dei bambini e degli adulti vanno riconosciuti perché sono persone: le discriminazioni nella scuola, sul lavoro e nella vita civile vanno contro il diritto naturale. Una persona può richiedere la cittadinanza, ma solo se la ritiene opportuna per la sua vita e per il suo modo di vivere”. Facciamo un passo indietro e cerchiamo di ricostruire la vicenda della gru, partendo dal nodo centrale.
“Come Centro migranti avevamo già detto – dice p. Toffari – che era la stessa legge a contenere un vulnus per il fatto che si regolarizzavano alcuni lavoratori piuttosto che altri con il rischio di qualche associazione impropria. Quella protesta, però, condivisa nei contenuti e non nelle modalità, è finita”. E se queste persone in attesa del permesso hanno commesso dei reati ostativi? “Trattandosi di diritto, va valutato nelle sedi opportune. Non era giusto – continua Toffari – che ci fosse un discrimine tra chi veniva sorpreso nel reato di clandestinità e chi no. Il problema è verificare le 800 pratiche bresciane: la Prefettura ha individuato un nuovo metodo e si prevede che le domande verranno espletate in breve tempo”. (La Voce del Popolo – Brescia)


