Roma – È fuggito dalla Libia in guerra per cercare una speranza di vita, è salito su un barcone ed è arrivato a Lampedusa e da qui è stato mandato in Toscana. Ha trovato accoglienza in un centro gestito dal volontariato ad Aulla e ora ha le mani e la faccia sporca di fango per gli alluvionati della Lunigiana, che aiuta giorno e notte, mescolato agli altri volontari. “Lo faccio per dire grazie a questo Paese che mi ha accolto dopo essere fuggito dall’inferno”. È la storia di un giovane camerunense, una tra le tante che il disastro dell’alluvione sta facendo emergere. Con lui ci sono altri 19 migranti, tutti provenienti dal centro di prima accoglienza di Lampedusa e tutti ospiti da alcuni mesi del centro Michelangelo di Aulla. Vengono dal Camerun, dal Mali, dal Sudan e dalla Nigeria e tutti sono in attesa che venga concesso loro l’asilo politico. Ieri mattina spalavano fango nelle scuole di Aulla. Prima erano stati all’abbazia di San Caprasio, uno dei gioielli archeologici della zona, dove il fiume di acqua, fango e detriti ha messo a rischio preziosi reperti. “Voglio lavorare per dare speranza a questa gente che mi ha accolto”, ripete.


