Lampedusa – Pubblichiamo il testo dell’intervento di mons, Giancarlo Perego alla presentazione del libro “Sullo tesso barcone”, presentato ieri a Lampedusa
La produzione di un libro è sempre un ‘evento’, un segno e un gesto creativo. Un libro segna un momento storico, in termini di linguaggio, di temi e di protagonisti. Credo che il libro ‘Sullo stesso barcone’ abbia questa qualità di segno e di gesto creativo, che si inserisce dentro un tempo di 9 mesi che hanno fatto nascere una pagina nuova di storia di due isole, Lampedusa e Linosa, due città, due comunità ecclesiali. E’ una pagina senza dubbio che è stata difficile, sofferta, ma non priva di aspetti straordinari. Il libro vuole raccontare questa ‘nascita’ o ‘rinascita’ mostrando in maniera coerente protagonisti sconosciuti, pagine dimenticate o trascurate, momenti straordinari, attraverso la penna di Elena De Pasquale e Nino Arena. Le pagine si leggono di corsa, come di corsa sono passati questi giorni e mesi trascorsi. Una corsa contro il tempo, contro le inadempienze, contro le delusioni, contro le illusioni, contro le sofferenze e le gioie, le speranze e le angosce. Una corsa anche della Parola, custodita con fedeltà dentro la liturgia e la catechesi e la carità di due comunità parrocchiali, che si è confrontata con le parole deboli di un mondo della comunicazione di massa.
Il racconto di Lampedusa e di Linosa lascia intravvedere – possiamo dire – almeno cinque provocazioni educative, che la Migrantes desidera raccogliere.
La provocazione a conoscere ciò che sta succedendo attorno a noi, non isolando i fatti. La Organizzazione Mondiale della Migrazione (IOM) ricorda al 14 settembre dalla Libia erano uscite 685.744 persone, di cui oltre 291.000 si sono recate in Tunisia, 220.000 sono andate in Egitto, 80.000 in Nigeria, 50.000 in Ciad e 26.000 in Italia. A queste persone provenienti dalla Libia vanno aggiunte altre 40.000 persone provenienti dalla Tunisia. La verità dei numeri ci ricorda che, di questo Paese, la Libia, confinante, ex-colonia, partner tra i primi in economia, l’Italia è stato ultimo tra i Paesi di accoglienza e unico tra i Paesi europei per l’accoglienza. Ultimi e unici al tempo stesso. Il peso maggiore dell’accoglienza l’hanno sopportato ancora una volta i Paesi africani poveri o protagonisti della primavera del Mediterraneo.
La provocazione all’incontro e alla relazione intelligente. Dal libro emerge chiaramente come l’incontro è lo strumento che genera la qualità delle relazioni con i nuovi, che aiuta a superare pregiudizi e a farsi invece un giudizio corretto e non erroneo sulle persone e sulle situazioni. Alcuni protagonisti, singoli e famiglie, raccontano con semplicità come aprendo la porta si è incontrato non solo una persona, ma un angelo, Dio.
La provocazione alla carità. Il dolore, la privazione la sofferenza, l’abbandono, la solitudine, incontrati ai porti di Lampedusa e Linosa, in una parola la ‘Via crucis dei poveri del nostro tempo’, si sono trasformate in una provocazione forte a riorganizzare l’isola, ma dall’isola, tutte le regioni e città italiane a riorganizzare la propria vita e i propri servizi su un’emergenza che chiedeva anzitutto accoglienza, apertura, condivisione, dono.
La provocazione culturale. Lampedusa e Linosa sono stati luoghi che hanno sollecitato una riflessione culturale rinnovata sui temi delle migrazioni raccolta dalla televisione, dalle radio, dai siti, dal cinema – pensiamo solo ai registi Crialese e Olmi – trasformando in evento simbolico e artistico un tragico momento storico. Ogni fatto se non diventa cultura, cinema, libro, racconto in una parola, decade. Se diventa cultura aiuta a trasformare opinioni e l’opinione pubblica a ridare un ordine alla vita personale e della città.
La provocazione a uno stile di vita alternativo. Molte persone e famiglie laiche e cristiane di Lampedusa e Linosa hanno aiutato a ripensare lo stile di vita di ognuno di noi. Hanno aiutato a superare la paura, a ricercare la giustizia, a condividere risorse, a denunciare situazioni, a scegliere la nonviolenza, a fare memoria, a pensare globalmente dentro una piccola realtà locale, dentro un’isola. Lampedusa e Linosa hanno segnalato un’alternativa al rischio dell’individualismo che segna purtroppo profondamente – come ricordano i Vescovi italiani negli Orientamenti pastorali ‘Educare alla vita buona del Vangelo’ – non solo la politica e la cultura, ma anche la vita ecclesiale.
Da Lampedusa e Linosa credo siano arrivate provocazioni forti e importanti alla politica, alla cultura, alla società, alla vita ecclesiale che siamo chiamati a rielaborare dentro una nuova proposta politica, culturale e dentro anche la progettazione pastorale. Per questo ringrazio gli autori di questo libro, Elena De Pasquale e Nino Arena, che gratuitamente hanno messo a disposizione della Migrantes della Sicilia e nazionale un racconto che ci aiuta non solo a conoscere, ma a crescere. Un racconto che ci aiuta a leggere la migrazione come ‘segno dei tempi’, un luogo dove non solo incontriamo l’uomo, ma Dio che cambia la storia.


