Roma – “I richiedenti asilo e i rifugiati sono il barometro della situazione che stiamo vivendo attualmente nel mondo. Essi ci indicano le cause delle migrazioni forzate, che sono i conflitti armati, l’oppressione politica, una partecipazione inadeguata ai processi decisionali, l’impossibilità di far valere i diritti umani, ma anche, e forse sempre più, le conseguenze del cambiamento climatico e la mancanza dei beni più elementari. In realtà, queste sono le principali problematiche alla base della migrazione forzata che richiedono soluzioni adeguate”. E’ quanto ha affermato questa mattina nella Sala della Protomoteca in Campidoglio il Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti mons. Antonio Maria Vegliò, durante la presentazione del libro “Terre senza promesse. Storie di rifugiati in Italia”, realizzato dal Centro Astalli.
Per mons. Vegliò i rifugiati e i richiedenti asilo “non sono statistiche, né numeri” ma “persone con sogni e desideri, e anche con paure, costretti a lasciare il proprio Paese”. Perciò bisogna garantire loro “una vita dignitosa e sicura, con sufficiente assistenza per l’inserimento nella società”.
Il rappresentante vaticano ha esortato a garantire ai rifugiati “un alloggio adeguato, una volta fatta la domanda di asilo o il ricorso contro la decisione dell’autorità” e misure tali “da poter soddisfare i loro bisogni di base, evitando così di creare nuovi poveri nelle città”.
Oggi – ha proseguito mons. Vegliò – viviamo in una società sempre più multietnica e interculturale, che richiede “una convivenza serena e fruttuosa, nel rispetto delle legittime diversità. Ciò non comporta semplicemente un sorriso e una stretta di mano, ma la convinzione profonda della nostra unica origine e fine che è Dio, poiché tutti siamo figli dello stesso Padre. Non viviamo, perciò, fianco a fianco per caso, ma siamo tutti fratelli e sorelle. Come avviene in famiglia, le differenze non sono solo tollerate, ma rispettate e superate con l’amore degli uni verso gli altri”.
“L’accoglienza – ha sottolineato – richiede un attento ascolto e una reciproca condivisione di storie di vita. È necessaria apertura di cuore, volontà di presentare la propria vita agli altri e generosità di tempo e risorse. Questi atteggiamenti spesso contraddicono i messaggi della società contemporanea, non di rado imprigionati nella diffidenza e nel sospetto verso l’altro, soprattutto verso lo straniero.
L’ospite ha inoltre un contributo da dare e dovrà, quindi, essere invitato ad attivarsi nell’ambiente che lo accoglie”.


